San Francesco d’Assisi

Chi è il santo che oggi si prende la scena? Quel giovane un po’ scapestrato diventato il “Poverello” che parlava con gli uccellini, abbracciava i lebbrosi e preferiva una tonaca sdrucita a un borsello gonfio: Francesco, detto poi San Francesco d’Assisi, nato Giovanni di Pietro di Bernardone intorno al 1181/1182 ad Assisi e morto all’inizio di ottobre 1226.
Perché lo festeggiamo il 4 ottobre?
La Chiesa lo celebra il 4 ottobre (giorno che si è consolidato come sua festa liturgica) e la sua figura è diventata simbolo universale di povertà evangelica, solidarietà e cura del creato. Nel giro di pochissimi anni dalla sua morte fu proclamato santo (canonizzazione rapida nel 1228), segno di quanto il suo messaggio fosse già potente e contagioso.
Cosa ha fatto (in breve, e senza fare troppa la maestrina della penna rossa )
Fondò l’Ordine dei Frati Minori e ispirò le sorelle di Chiara (le Povere Clare) e la vasta famiglia laica francescana: una comunità che voleva vivere povera, in fraternità e con un forte contatto con la realtà quotidiana. Nel 1224 ricevette i celebri stigmi sul monte La Verna, un evento carico di simbolismo che lo rese ancora più vicino all’immagine del Cristo sofferente. Fu un viaggiatore curioso: attraversò l’Europa e arrivò fino in Egitto dove, nel 1219, tentò un gesto di dialogo durante le crociate incontrando il sultano — un episodio che racconta la sua audacia nonviolenta e la capacità di dialogo.
Perché lo ami (o lo trovi fastidioso — dipende)
San Francesco è il santo delle piccole grandi cose: la semplicità, la cura degli animali (da qui le benedizioni degli animali il 4 ottobre), il rispetto della natura e la preferenza per il linguaggio popolare invece che per gli orpelli dottrinali. Non ama i palchi: predilige la panca di legno, la strada, il vento.
Nota d’attualità (per gli amanti della cronaca e dei calendari):
L’Italia ha riacceso il dibattito sul 4 ottobre come festa civile — con proposte e voti parlamentari che puntano a riportare la giornata nel calendario delle festività nazionali, legandola anche all’attenzione per l’ambiente e l’identità culturale (prepariamoci, forse da 2026/2027 si vedrà qualcosa in più nelle agende ufficiali).
Piccolo rito per Foglie & Leggende (facile, senza fumo, solo cuore)
Esci (anche solo per cinque minuti) in un giardino o su un balcone. Porta con te un piccolo fiore, un ramo o una briciola di pane. Sussurra: «A te, sorella terra; a te, fratello vento; a te, ogni creatura.» Se hai un animale, dagli una carezza e, se vuoi, recita una versione breve del Cantico delle Creature: “Laudato sii, mio Signore, per tutte le creature.” Questo è il tipo di preghiera-azione che Francesco insegnerebbe: niente pomposità, tanta gratitudine.
Curiosità da caffè (o da camino)
Il suo nome originario era Giovanni; “Francesco” gli venne affibbiato dal padre, mercante che amava la Francia. È patrono d’Italia e anche – modernamente – uno dei patroni dell’ecologia: per questo il suo nome rimbalza spesso nelle celebrazioni del creato.
Oggi, se senti il bisogno di fare pace con un gatto, con un vicino rompiscatole o con una pianta che hai dimenticato, sappi che San Francesco probabilmente ti applaudirebbe silenziosamente. E se non applaude, almeno ti manda un uccellino come messaggero (o forse solo un tordo un po’ troppo curioso). Grazie a lui impariamo che la santità può avere tasche bucate e mani piene di pane.
A domani 😀
Marius



