Il salice e la dama triste, leggenda di un amore

La Leggenda del Salice e della Dama Triste

Si narra di una dama che amava un cavaliere che mai tornò. Ogni giorno attendeva il suo ritorno sotto un grande salice al margine della foresta, ma il tempo trascorse e le speranze svanirono.

Disperata e incapace di sopportare il dolore, la dama prese il proprio cuore e lo seppellì sotto le radici del salice, confidando in lui come custode. Il salice, commosso dal gesto, allungò i suoi rami per proteggere quel cuore fragile e prezioso. Così la dama, priva del suo cuore, non provò più sofferenza, ma neanche gioia.

Da allora, il salice crebbe maestoso, con lunghi rami che sembravano cullare qualcosa di invisibile. Si dice che quei rami si accorceranno solo quando il suo amore tornerà per ridarle il cuore. Nel frattempo, la dama vaga per le radure e le foreste, cercando cuori da conquistare, nella speranza di ritrovare ciò che ha perso.

Il Canto del Salice

Sussurra lieve il vento tra le fronde,

la dama piange ma il cuore non risponde.

“Salice antico, custode d’amore,

culla il mio cuore, proteggi il dolore.”

Le stelle osservano, il tempo svanisce,

l’anima vaga, il silenzio capisce.

“Ritorna, mio amato, alla radura incantata,

il salice attende, la promessa è narrata.”

Il vento si leva, un sussurro lontano,

tra le fronde un eco, un richiamo umano.

“Salice antico, abbraccia il mio cuore,

finché lui non torni, eterno custode.”

Questa leggenda e il canto evocano immagini malinconiche e misteriose, perfette per essere raccontate davanti a un fuoco o scritte in un libro di antiche storie.

Marius Depréde Pau

Il bottone dei desideri

Descrivi un oggetto a cui eri incredibilmente legato da giovane. Che ne è stato?

Il Mio Bottone Netsuke

Tra gli oggetti che possiedo, ce n’è uno che racchiude in sé un’intera vita di ricordi: un piccolo bottone netsuke di avorio, dono prezioso di mia nonna. Mi fu regalato quando avevo solo sei anni, in uno di quei pomeriggi d’infanzia che oggi sembrano tanto lontani quanto luminosi.

Il bottone raffigura due topolini, finemente scolpiti con una maestria che mi affascina ancora oggi. Le loro espressioni sembrano vive, i piccoli dettagli delle zampette e delle code intrecciate raccontano di un tempo in cui ogni oggetto era pensato per durare, per custodire storie.

Mia nonna, una sarta abile e paziente, mi donò quel bottone come fosse un tesoro. Ricordo ancora le sue mani esperte che scorrevano veloci sui tessuti, mentre mi raccontava che ogni bottone, ogni cucitura, ogni filo ha una sua storia da raccontare. Mi disse che quei due topolini rappresentavano un legame indissolubile, proprio come quello tra di noi.

Il Bottone Oggi

Sono ancora in possesso di quel piccolo netsuke, e non passa troppo tempo senza che io lo prenda tra le mani. A ogni sguardo, sembra riportarmi indietro, ai giorni felici in cui il mondo era semplice e tutto ciò che contava era il calore della casa, il profumo di stoffe e fili, e la voce amorevole di mia nonna.

È incredibile come un oggetto così piccolo possa contenere un’intera infanzia, un legame così profondo e l’essenza di una persona che non c’è più. Per me, quel bottone è più di un ricordo: è un talismano, un ponte con il passato e una fonte di forza nei momenti difficili.

Nonostante gli anni, il bottone netsuke non ha perso nulla del suo fascino. La patina dell’avorio sembra avere assorbito il tempo trascorso, proprio come io porto dentro di me i ricordi di mia nonna e della sua passione per il cucito. Guardarlo è come sfogliare un album di fotografie, ma invece di immagini, evoca sensazioni: la gioia, l’amore e la sicurezza che solo l’abbraccio di una nonna può dare.

Ma voi sapete cos’è in realtà questo oggetto? Ecco un po’ di info e curiosità.

I bottoni netsuke sono piccoli oggetti d’arte giapponese che hanno origine nel periodo Edo (1603-1868). I netsuke non sono propriamente bottoni, ma piuttosto chiusure o fermagli decorativi utilizzati come parte del tradizionale abbigliamento giapponese. Venivano impiegati per fissare piccoli oggetti (come borsette o scatole in legno chiamate inro) al obi, la cintura del kimono, che tradizionalmente non ha tasche.

Caratteristiche principali dei netsuke:

1. Materiali: I netsuke sono realizzati in una varietà di materiali, tra cui:

• Avorio (storicamente molto diffuso, oggi regolamentato).

• Legno intagliato.

• Metallo, ceramica, osso e altri materiali naturali.

2. Decorazioni: Sono spesso finemente scolpiti e decorati, rappresentando soggetti della natura, scene mitologiche, animali, figure umane o motivi astratti. Ogni pezzo è unico e spesso racconta una storia o ha un significato simbolico.

3. Funzionalità: I netsuke erano pratici ma anche decorativi. Il foro presente in ogni netsuke permetteva di far passare il cordino per fissare l’oggetto al kimono.

Tipologie di netsuke:

• Katabori netsuke: Intagli tridimensionali, la forma più comune e riconoscibile.

• Manju netsuke: Piatto e tondeggiante, simile a un bottone.

• Sashi netsuke: Allungato, per una posizione più stabile sull’obi.

• Ryusa netsuke: Con intricati intagli che lasciano passare la luce attraverso.

Netsuke oggi:

Oltre al loro uso tradizionale, i netsuke sono oggi apprezzati come oggetti da collezione e opere d’arte, grazie alla loro bellezza e all’abilità artigianale necessaria per realizzarli. Mentre il loro ruolo pratico è diminuito, continuano a essere un simbolo della cultura e dell’estetica giapponese.

Marius Depréde Pau

I miei ricordi e il mio amuleto

Life, naturalmente

Il Progetto LIFE di Côté Ovest 1885

Vivere in Armonia con la Natura, Secondo le Stagioni

Il progetto LIFE di Côté Ovest 1885 è un invito a riscoprire l’armonia con la natura, ispirandosi ai suoi cicli e alle sue stagioni. È una filosofia di vita che abbraccia ogni aspetto del quotidiano: dal cibo alla casa, fino al modo di vestirsi, celebrando un’esistenza più lenta, consapevole e radicata nella bellezza del mondo naturale.

Un Progetto Basato sulle Stagioni

La natura è il cuore pulsante del progetto LIFE. Seguire i ritmi delle stagioni significa imparare a vivere in equilibrio con ciò che ci circonda, valorizzando ciò che ogni periodo dell’anno ha da offrire. Primavera, estate, autunno e inverno diventano non solo una cornice, ma una guida per nutrirci, vestirci e creare spazi che riflettano la bellezza della natura.

Cibo di Stagione: Un Ritorno all’Essenza

Mangiare secondo le stagioni è uno dei pilastri del progetto LIFE. Questo significa scegliere ingredienti freschi e locali, rispettando i tempi della terra e riducendo l’impatto ambientale.

• Primavera: Insalate fresche, asparagi, fragole. È il momento di rigenerarsi con alimenti leggeri e nutrienti.

• Estate: Frutta succosa, verdure colorate, piatti freschi e semplici che richiamano la vitalità del sole.

• Autunno: Zucche, castagne, funghi e sapori avvolgenti che nutrono il corpo e l’anima.

• Inverno: Zuppe calde, agrumi, radici. È la stagione del comfort e della lentezza.

Arredare la Casa in Armonia con la Natura

Il progetto LIFE propone un approccio naturale all’arredamento, creando spazi che evolvono con le stagioni:

• Materiali naturali: Legno, lino, cotone e pietra sono protagonisti, scelti per la loro sostenibilità e bellezza senza tempo.

• Colori stagionali: Toni freschi e luminosi in primavera, caldi e accoglienti in autunno, neutri e rilassanti in inverno.

• Recupero e riuso: L’arredamento diventa un atto creativo e sostenibile, dando nuova vita a mobili e oggetti.

Ogni stanza della casa riflette il mutare delle stagioni, accogliendo i profumi, i colori e le sensazioni che la natura ci dona.

Vestirsi Secondo le Stagioni

La moda diventa parte integrante di un’esistenza consapevole, ispirata alla natura e al concetto di sostenibilità:

• Tessuti naturali: Cotone biologico, lino, lana e seta, materiali che rispettano l’ambiente e il corpo.

• Abiti modulari: Capi pensati per adattarsi a diverse stagioni, sovrapponibili o facilmente trasformabili.

• Colori ispirati alla terra: Verde foglia, marrone corteccia, giallo sole, bianco neve.

Vestirsi secondo il progetto LIFE non è solo una questione estetica, ma un modo per sentirsi connessi alla natura, scegliendo capi che durano nel tempo e raccontano una storia.

Un Nuovo Stile di Vita

Il progetto LIFE di Côté Ovest 1885 è molto più di una filosofia: è un invito a vivere meglio, con lentezza, rispettando il ritmo naturale delle cose. Significa:

• Sostenere la biodiversità.

• Ridurre gli sprechi.

• Celebrare la bellezza dell’imperfezione e dell’autenticità.

Adottare questa visione significa ritrovare un equilibrio perduto, creando un mondo più sano e armonioso, dove vivere non è solo esistere, ma fare parte di un ciclo eterno di bellezza e connessione.

Marius Depréde Pau

Roverella Botanica e leggenda

E così una fata apparve.

Roverella, la Fata dei Boschi

Nel cuore di ogni bosco, tra i sentieri immersi nella luce filtrata dalle foglie, vive Roverella, la fata della quercia. Custode del boschetto del sogno, Roverella è una figura dolce e potente che veglia sui bambini smarriti o tristi, offrendo loro un rifugio sotto le sue chiome rigogliose e un abbraccio fatto di radici e rami.

La Roverella: L’Albero e la Fata

La fata Roverella prende il suo nome dalla Quercus pubescens, una quercia nobile e resiliente che domina colline e pendii aridi. È uno degli alberi più longevi e simbolici, legato alla forza, alla protezione e alla ciclicità della natura. Come l’albero, Roverella è una guida: accoglie chi si perde, racconta storie antiche e dona conforto con la sua presenza calma e rassicurante.

Botanicamente, la roverella si distingue per:

• Foglie: Lobate e coperte da una sottile peluria, soprattutto nella parte inferiore. Queste foglie resistono alle intemperie, proprio come la fata Roverella resiste alle difficoltà, offrendo riparo.

• Frutti: Produce ghiande, piccoli scrigni di vita che nutrono gli animali del bosco e simboleggiano la generosità della natura.

• Corteccia: Rugosa e grigia, piena di storia, come le mani di una saggia fata che ha attraversato le stagioni.

• Radici: Profonde e forti, capaci di cercare l’acqua anche nei terreni più aridi, un segno di resilienza e tenacia.

Il Boschetto del Sogno

La leggenda narra che nei boschi dove crescono le roverelle si trovi un luogo incantato, chiamato il Boschetto del Sogno. Qui, bambini smarriti nel mondo reale possono rifugiarsi, accolti dall’energia gentile della fata. Nel boschetto, i sogni prendono forma e le paure si dissolvono, trasformandosi in coriandoli di luce.

La fata Roverella li guida attraverso sentieri ombreggiati, insegnando loro a osservare la natura:

• I rami che si piegano ma non si spezzano, simbolo di adattabilità.

• I ruscelli che scorrono accanto alle querce, che parlano di perseveranza e serenità.

• Le ghiande che si trasformano in alberi, un invito a credere nel potenziale che si nasconde in ogni piccolo inizio.

Il Legame con i Bambini

Roverella ama i bambini perché sono simili ai germogli di quercia: pieni di vita, di energia, ma spesso fragili e bisognosi di protezione. Li culla sotto le sue fronde, li guida a ritrovare il sorriso e insegna loro a rispettare il bosco e la natura.

Ogni bambino che entra nel Boschetto del Sogno riceve una ghianda magica, che rappresenta un desiderio o una qualità che il piccolo porta dentro di sé. Quando piantata nel mondo reale, la ghianda cresce, trasformandosi in un dono speciale: coraggio, amore, creatività o forza.

Un Messaggio Universale

La leggenda di Roverella ci ricorda l’importanza di preservare i boschi e di coltivare il rispetto per la natura. La roverella, con la sua capacità di adattarsi e prosperare in ambienti difficili, è un simbolo di speranza e resistenza. È un invito a radicarsi nella propria forza interiore, proprio come l’albero affonda le sue radici nel terreno, traendo sostentamento anche dai luoghi più aridi.

Così come la fata Roverella protegge il suo bosco, anche noi possiamo custodire il nostro “boschetto interiore”, nutrendolo con gentilezza, resilienza e amore.

Marius Depréde Pau

Minimalismo ed è magia.

L’importanza del Minimalismo: Liberare Spazio Fuori e Dentro di Noi

Il minimalismo non è soltanto una tendenza estetica o un movimento passeggero: è uno stile di vita, un atto consapevole che ci permette di liberarci del superfluo per far spazio a ciò che conta davvero. È una scelta che non riguarda solo gli oggetti, ma anche le emozioni, le relazioni e il modo in cui viviamo il tempo. Quando abbracciamo il minimalismo, ci apriamo a una forma di libertà autentica, che porta con sé una sorta di magia: quella di sentirsi leggeri, essenziali, liberi.

Il Minimalismo come Filosofia di Vita

Viviamo in una società in cui l’accumulo è spesso sinonimo di successo e sicurezza. Case piene di oggetti, armadi straripanti, calendari sovraccarichi di impegni sociali. Ma tutto questo peso, fisico ed emotivo, rischia di soffocare ciò che è davvero importante. Il minimalismo ci insegna a fare un passo indietro, a chiederci cosa ci serve davvero e a lasciar andare il resto.

Non si tratta di rinunciare a tutto, ma di scegliere con cura. Ogni oggetto che possediamo, ogni situazione in cui ci immergiamo, dovrebbe portarci gioia o utilità. Se non lo fa, forse è tempo di lasciarlo andare.

La Magia del Recupero

Anche nel minimalismo c’è spazio per la magia, soprattutto quando impariamo a vedere il valore nascosto nelle cose. Recuperare un vecchio mobile e dargli nuova vita o scegliere vestiti di seconda mano anziché comprare sempre nuovi capi non è solo un atto ecologico, ma un modo per onorare il passato e creare un legame più profondo con ciò che possediamo.

Ogni oggetto recuperato ha una storia, un’energia unica. Imparare a valorizzarlo ci permette di coltivare un senso di gratitudine e connessione, trasformando il semplice gesto del recupero in un’esperienza arricchente.

La Libertà di Essere Leggeri

Il minimalismo non si limita agli spazi fisici: è altrettanto importante praticarlo dentro di noi. Liberarsi da situazioni sociali che ci appesantiscono, da relazioni tossiche o da aspettative non realistiche, è un passo fondamentale per ritrovare il nostro equilibrio.

Quando lasciamo andare il superfluo, creiamo spazio per ciò che davvero nutre la nostra anima: un incontro sincero, una passeggiata nella natura, una serata dedicata a noi stessi. In questa semplicità ritroviamo una libertà che il caos e l’eccesso ci avevano fatto dimenticare.

Lasciare Spazio alla Magia

La vera magia del minimalismo sta nel vuoto che crea. Non un vuoto triste o sterile, ma uno spazio fertile, pronto ad accogliere nuove idee, emozioni e opportunità. Quando ci liberiamo dagli oggetti inutili e dalle pressioni esterne, scopriamo che il nostro mondo interiore si espande. È lì che risiede la creatività, la pace e quella connessione con il nostro vero io che spesso andiamo cercando.

Un Invito alla Semplicità

Adottare uno stile di vita minimalista non significa rinunciare alla bellezza o al piacere, ma imparare a distinguere ciò che è essenziale da ciò che è superfluo. È un invito a rallentare, a scegliere con cura e a riscoprire la magia nella semplicità.

Inizia oggi: libera un angolo della tua casa, elimina un impegno che non ti arricchisce o dedicati al recupero di qualcosa che ami. Scoprirai che, togliendo il superfluo, non stai perdendo, ma guadagnando: spazio, leggerezza, libertà.

Marius Depréde Pau