La leggenda della luce verde

La leggenda della luce delle pietre verdi: misteri e magia nella Valle di Susa

La Valle di Susa, culla di storia e mistero, è da sempre terra di leggende che intrecciano sacro e profano, realtà e mito. Tra queste storie, spicca la leggenda della luce delle pietre verdi, un racconto intriso di magia, spiritualità e un senso profondo di appartenenza a una terra millenaria.

La Sacra di San Michele: il cuore della leggenda

Dominante sulla valle, la Sacra di San Michele è il punto focale di questa storia. Questo antico monastero, che sembra sospeso tra terra e cielo, è un luogo di energia potente, dove si dice che le pietre verdi brillino più intensamente. La leggenda narra che queste pietre siano frammenti di luce divina caduti dal cielo in tempi immemorabili, donati alla terra per proteggerla da ogni male.

Le pietre verdi, secondo gli anziani della valle, non sono solo oggetti fisici, ma veri e propri custodi di un’antica energia che unisce il cielo e la terra. Si trovano sparse nei punti più sacri della Valle di Susa, luoghi che i pellegrini attraversano lungo la famosa Via Francigena e la moderna Via Verde, un percorso che celebra natura e spiritualità.

L’antica città di Rama e il mistero delle pietre

La leggenda intreccia le pietre verdi con l’ormai scomparsa Città di Rama, un luogo che si diceva fosse un centro di saggezza e conoscenza spirituale. Rama sarebbe stata una città prospera e illuminata, distrutta nel tempo ma non dimenticata. Si racconta che i suoi abitanti abbiano infuso la loro sapienza nelle pietre verdi, creando un legame indissolubile tra passato e presente.

Secondo i racconti tramandati, alcune di queste pietre sono ancora nascoste nei luoghi più remoti della valle, in attesa di essere riscoperte quando il mondo avrà bisogno della loro luce.

Il custode del drago verde

La leggenda narra anche di un enigmatico Custode del Drago Verde, una figura mitologica che veglia sulle pietre e sulla valle. Si dice che il drago verde sia il simbolo dell’energia protettiva delle pietre, incarnazione della forza vitale che scorre attraverso la valle e i suoi abitanti.

La leggenda avverte che il custode tornerà quando la valle sarà in grave pericolo, richiamato dall’energia delle pietre verdi e dalla fede delle persone che le custodiscono. Questo evento sarà segnato dal risveglio di una luce verde, visibile dalla Sacra di San Michele, un segno che annuncia l’unione di tutte le forze spirituali della valle per affrontare le tenebre.

Un messaggio per il presente

La leggenda della luce delle pietre verdi è più di un racconto antico: è un invito a riconnettersi con la natura, con il passato e con l’energia sacra che attraversa ogni cosa. La Valle di Susa, con la sua storia millenaria e i suoi luoghi mistici, rappresenta un patrimonio culturale e spirituale unico.

Che si creda o meno nella leggenda, camminare lungo la Via Verde, visitare la Sacra di San Michele e immergersi nella storia della Città di Rama è un’esperienza che tocca profondamente l’anima, ricordandoci che ogni luogo ha la sua magia e ogni storia un insegnamento.

Forse, la luce delle pietre verdi non è solo nelle pietre, ma in ciascuno di noi, pronta a brillare quando il mondo ne avrà più bisogno.

Marius Depréde Pau

La leggenda della lanterna del vespro

La Leggenda della Lanterna del Vespro

Narra la leggenda che, al calar del sole, nelle profondità del misterioso Bosco degli Oscuri, appaia la Dama del Vespro, una strega antica e potente. Lei è la custode della Lanterna del Vespro, un oggetto magico che permette a chi lo possiede di attraversare il confine tra il mondo dei vivi e quello degli spiriti.

Si dice che la Dama appaia avvolta in un mantello di ombre, accompagnata da due giganteschi cinghiali dalle zanne d’argento, i suoi guardiani. Non è possibile avvicinarsi a lei senza superare il loro sguardo severo, ma coloro che portano con sé un cuore puro e un desiderio sincero vengono scortati fino alla sua dimora: un’antica radura illuminata dalla luce fievole e dorata della lanterna.

Una notte, una giovane di nome Aelia, il cui cuore era spezzato per la perdita del suo grande amore, si avventurò nel Bosco degli Oscuri. Disperata, affrontò le insidie del luogo e arrivò al cospetto della Dama del Vespro. Aelia implorò di poter rivedere il suo amato almeno una volta.

La Dama, con voce calma e profonda, accettò di prestarle la Lanterna, ma non senza avvertirla: “La luce della Lanterna illuminerà il tuo cammino nel regno degli spiriti, ma richiederà un sacrificio. Ogni incontro porta con sé un prezzo.”

Aelia, guidata dai cinghiali, raggiunse l’ingresso del regno oscuro. Al di là del portale, recitò le parole segrete che la Dama le aveva sussurrato:

“Lux vesperis, aperi ianuam inter mundos.”

La Lanterna brillò intensamente, e le ombre si aprirono per rivelare il suo amato.

Tuttavia, il tempo trascorso insieme rivelò un’altra verità: il suo amore non poteva tornare nel mondo dei vivi. Allora Aelia prese una decisione coraggiosa. Si offrì di prendere il posto della Dama del Vespro, accettando di custodire la Lanterna e di vegliare sul passaggio tra i mondi. La Dama accettò, svanendo nel nulla, e Aelia divenne la nuova custode, permettendo ad altri cuori spezzati di trovare conforto, così come lei aveva fatto.

Si dice che, nelle notti più scure, la luce della Lanterna del Vespro brilli ancora nel Bosco degli Oscuri, una speranza per chiunque abbia il coraggio di cercarla.

Marius Depréde Pau

La signora del cucchiaio d’argento

Le frittelle di arancio

Le ricette magiche

In un piccolo villaggio nascosto tra le colline, viveva la Signora del Cucchiaio d’Argento, una donna nota per le sue straordinarie doti culinarie e per il suo legame speciale con i folletti che abitavano nella sua casa. I folletti erano creature dispettose ma generose, che aiutavano la signora a creare ricette incantate, sempre legate ai doni che la natura e il tempo offrivano. Tra tutte, la più famosa era la ricetta delle Frittelle d’Arancio.

Le arance usate per questa prelibatezza non erano frutti comuni: arrivavano su un carro trainato dai nani, che passavano per il villaggio quattro volte all’anno, portando con sé i frutti più succosi e aromatici raccolti dai giardini segreti della montagna. Quel giorno, il carro era giunto proprio davanti alla casa della Signora del Cucchiaio d’Argento, e i folletti si erano precipitati a scaricare le ceste colme di arance.

“Questi frutti sono magici!” disse uno dei folletti, con un sorriso furbo. “Sono intrisi del sole e del profumo del vento. Faremo le frittelle più straordinarie che il mondo abbia mai assaggiato!”

La Signora del Cucchiaio d’Argento sorrise e radunò gli ingredienti necessari:

• 250 g di farina 00, soffice come la neve;

• 125 g di succo d’arancia appena spremuto, dorato e profumato;

• 75 g di zucchero fine come polvere di stelle;

• 2 uova fresche di giornata;

• Un pizzico di sale per bilanciare la dolcezza;

• La scorza d’arancia grattugiata, che sprigionava un aroma irresistibile;

• Mezza bustina di lievito per dolci, per farle gonfiare come piccole nuvole;

• Un tocco di vaniglia e un pizzico di cannella, per il profumo dei sogni.

I folletti si misero all’opera, uno setacciava la farina, un altro montava le uova con lo zucchero, e un terzo mescolava il succo d’arancia con il lievito, osservando le bollicine formarsi come per magia. La Signora del Cucchiaio d’Argento coordinava tutto, muovendosi con grazia e precisione, e immergeva il suo cucchiaio d’argento nell’impasto per assaggiare.

“Perfetto!” disse infine. “Ora scaldiamo l’olio!”

L’olio di semi frizzava nella padella, e uno dopo l’altro, i cucchiai d’impasto venivano immersi, trasformandosi in frittelle dorate e fragranti. I folletti si arrampicarono sui mobili per spolverare le frittelle con zucchero e un pizzico di cannella, cantando allegre canzoni.

Quella sera, tutto il villaggio si riunì per assaggiare le Frittelle d’Arancio. Ogni morso era un viaggio nei giardini nascosti della montagna, tra alberi di arancio baciati dal sole e venti profumati di spezie.

“Questa ricetta è un dono,” disse la Signora del Cucchiaio d’Argento, “un legame tra noi, la natura e le magie che ci circondano.”

E così, grazie ai folletti e al carro dei nani, le Frittelle d’Arancio divennero leggenda, un simbolo di dolcezza e magia che ogni anno veniva celebrato nel villaggio con canti, danze e profumi indimenticabili.

Filastrocca delle frittelle d’arancio

Frulla, mescola, gira e salta,

la magia nella pentola è già pronta e scatta!

Farina di stelle, zucchero fino,

il succo d’arancia è il nostro destino!

Soffia il vento di vaniglia,

cannella danza come una conchiglia,

uova che ridono, lievito gonfia,

le frittelle saltano come una mongolfiera gonfia!

Bolla l’olio, sfrigola il fuoco,

il profumo si spande piano e a poco a poco.

Gira il cucchiaio, dorato è l’impasto,

mille sorrisi si accendono all’istante nel villaggio vasto!

Frittelle d’arancio, sapore fatato,

un morso e il cuore è incantato.

Cantiamo allegri, è tempo di festa,

con folletti in cucina, la gioia è sempre questa!

Marius Depréde Pau

La leggenda del ritorno delle fate

La leggenda del ritorno delle fate e il misterioso carro delle fate della Valle di Susa, tratto dal libro Leggende delle Alpi di Maria Savi Lopez, racconta di un tempo in cui le fate vivevano tra i boschi e le montagne, danzando tra fiori, piante e animali, portando bellezza e armonia alla natura. Tuttavia, un giorno, stanche della crudeltà degli uomini, decisero di abbandonare il mondo terreno.

Si narra che prima di partire abbiano lasciato un avvertimento: sarebbero tornate solo se gli esseri umani avessero dimostrato di essere in grado di vivere in pace con la natura, rispettando i boschi, i prati e le creature che li abitano.

Il carro delle fate

Secondo la leggenda, in una notte di luna piena nella Valle di Susa, si può scorgere un carro di luce che attraversa il cielo. Questo carro è guidato dalle fate, che osservano il mondo e cercano segnali di pentimento e amore per la natura. Si dice che il carro si fermi solo in luoghi dove regna l’armonia, per lasciare il seme di un fiore raro: l’erba delle fate, un fiore che sboccia solo in presenza di cuore puro.

Filastrocca dell’incanto per il ritorno delle fate

C’è una filastrocca che gli abitanti della valle recitano per invocare il ritorno delle fate. Questa poesia chiama fiori, piante, animali e persino gli insetti a unirsi per ricreare l’incanto:

“Fata del bosco, fata del prato,

porta il tuo canto di luce al creato.

Con il giglio e la rosa, il timo e la menta,

danza tra i rami dove il vento si inventa.

Il pettirosso, la cincia, il capriolo gentile,

ti chiamano al mondo col canto sottile.

La libellula d’oro e l’ape che vola,

ti donano il miele della vita che consola.

Ritorna tra noi, regina del fiore,

riporta bellezza, saggezza e amore.”

Fiori, piante e animali citati nella leggenda

• Fiori e piante: giglio, rosa, timo, menta, erba delle fate, edera, felce, sambuco, primula, lavanda.

• Animali: pettirosso, cincia, capriolo, volpe, cervo, gufo.

• Insetti: libellula, ape, farfalla, coleottero dorato.

Ogni elemento della natura ha il suo ruolo nel richiamo delle fate: il canto degli uccelli, il profumo dei fiori e il mormorio del vento tra i rami ricreano l’armonia perduta, sperando nel ritorno del carro magico.

Marius Depréde Pau

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Adoro il disordine

Dove puoi ridurre il disordine nella tua vita?

La vita e i sogni sono fogli di uno stesso libro: leggerli in ordine è vivere, sfogliarli a caso è sognare.
(Arthur Schopenhauer)

Alla fine questo sono io, leggo la storia che scrivo, passato, presente e futuro, sinceramente ad oggi ridurre il disordine sarebbe deleterio, probabilmente devo superare il limite per arrivare al big bang.