Il magnetismo delle piante

Lettera di Marius Decrespe a Papus

Introduzione: La corrispondenza tra Marius Decrespe e Papus: magnetismo, piante e stregoneria antica

Alla fine del XIX secolo, in un’epoca in cui scienza e spiritualità cercavano un fragile equilibrio, due grandi figure dell’occultismo francese, Marius Decrespe e Papus (Dr. Gérard Encausse), si scambiarono idee e intuizioni che ancora oggi affascinano gli appassionati di esoterismo. Entrambi profondi conoscitori delle tradizioni ermetiche e delle scienze occulte, esploravano la connessione tra il mondo naturale e le energie sottili che lo permeano.

Questa corrispondenza che ho avuto la fortuna di possedere (in seguito vi spiegherò come), basata sui loro interessi e le loro opere, si focalizza su due temi centrali: il magnetismo emanato dalle piante e il loro ruolo nelle antiche pratiche magiche. Le lettere evidenziano un dialogo appassionato e speculativo su come le piante non siano solo strumenti materiali, ma esseri con un’aura magnetica in grado di influenzare il corpo e lo spirito umano.

Attraverso questi scambi, Decrespe propone un’ipotesi audace: la foresta come un immenso corpo energetico vivente, in cui ogni pianta è un nodo di connessione con l’universo. Papus, dal canto suo, approfondisce il tema, suggerendo possibili applicazioni pratiche di questa teoria, sia nell’ambito della guarigione che nella chiaroveggenza.

Immergetevi in queste lettere per esplorare un momento storico in cui l’occultismo sfidava i limiti del sapere umano, alla ricerca delle radici profonde che collegano il visibile e l’invisibile.

Parigi, 15 novembre 1894

Caro amico Papus,

Spero che questa mia ti trovi in buona salute e immerso nei tuoi preziosi studi. Ti scrivo per condividere alcune riflessioni che nascono dai miei ultimi approfondimenti sulla stregoneria antica e sulla straordinaria connessione tra le piante e il magnetismo vitale.

I grimori medievali che ho consultato, tra cui alcuni frammenti poco noti del Liber Herbarius, menzionano non solo l’uso delle piante per i loro principi attivi, ma anche il loro potere di influire sull’energia sottile degli esseri viventi. Credo che le pratiche erboristiche non siano state solo una forma primitiva di medicina, ma un’arte profondamente magnetica.

La mia ipotesi è che le piante non siano meri oggetti passivi della natura, ma fonti attive di un magnetismo che noi, esseri umani, possiamo captare e indirizzare. Alcune specie, come il vischio, il tasso o l’aconito, possiedono un’aura che interagisce con il nostro corpo astrale, non diversamente da come i magneti interagiscono con i metalli. Questo potrebbe spiegare perché certi rituali antichi richiedessero specifiche erbe raccolte in particolari fasi lunari: non era un simbolismo astratto, ma un modo per sincronizzare il magnetismo delle piante con l’energia cosmica.

Un esperimento recente mi ha lasciato senza parole. Ho disposto alcune foglie di ruta e verbena accanto a un sonnambulo in uno stato di ipnosi profonda. Egli ha riferito di percepire una sorta di “calore freddo”, un’energia che descriveva come luminosa, ma non visibile agli occhi fisici. La sua sensazione era che la pianta stesse trasmettendo una forza che interagiva con il suo sistema nervoso. Non credi che queste testimonianze avvalorino la possibilità che le piante emettano una forma di magnetismo spirituale, oltre a quello materiale?

Mi piacerebbe discutere con te un sistema per classificare le piante non solo secondo i loro usi medici, ma anche in base al loro potenziale magnetico. Immagino che ogni pianta possieda una sua polarità specifica, influenzata dal suo habitat, dal tipo di terreno e dalla quantità di luce che riceve.

Attendo con ansia il tuo parere su questi temi e spero di poterti incontrare presto per approfondire insieme queste scoperte. Ti lascio con il pensiero che, forse, ogni foresta sia una rete pulsante di magnetismo vivente, un riflesso del grande corpo universale di cui tanto abbiamo discusso.

Con grande stima e affetto,

Tuo,

Marius Decrespe

Ecco la risposta di Papus.

Parigi, 20 novembre 1894

Caro Marius,

La tua lettera è giunta come un soffio d’aria carico di quei profumi e misteri che solo i boschi antichi sanno evocare. Ti ringrazio per aver condiviso le tue affascinanti riflessioni sulle piante e sul loro magnetismo, un tema che, come ben sai, ho sempre considerato fondamentale nel grande schema dell’occultismo.

La tua osservazione sul vischio e sul suo potere magnetico è di grande interesse. I Druidi lo consideravano sacro, non solo per le sue proprietà medicinali, ma perché credevano che raccoglierlo sotto il solstizio d’inverno amplificasse le sue qualità spirituali. Forse avevano intuito, con la saggezza che noi oggi tentiamo di riscoprire, ciò che tu descrivi così brillantemente: che le piante non sono meri oggetti della natura, ma esseri vivi, con un’aura sottile che si intreccia alla nostra.

Riguardo alla tua ipotesi sulla polarità delle piante, sono completamente d’accordo. Se i minerali e i metalli possono trasmettere energie magnetiche, perché non le piante, che pulsano di linfa e ricevono direttamente l’influsso del sole e delle stelle? Le tue osservazioni sui rituali erboristici medievali non solo confermano la loro valenza pratica, ma suggeriscono che quei rituali fossero anche una forma di “scienza sottile” che univa la fisica e il mondo spirituale.

Il tuo esperimento con il sonnambulo è straordinario e mi riporta a un concetto di cui abbiamo spesso parlato: l’idea che il corpo umano sia un condensatore di energie sottili. Se il nostro corpo astrale può percepire il magnetismo delle piante, ciò potrebbe significare che le foreste siano, come tu suggerisci, un’eco del corpo universale. Ogni pianta sarebbe allora un “nodo” di energia che vibra in sintonia con il cosmo.

Mi piacerebbe portare avanti questa ricerca insieme a te. Ho in mente di sperimentare con alcune piante che considero particolarmente potenti dal punto di vista magnetico, come la belladonna e l’artemisia, usate da secoli per scopi oracolari. Potremmo confrontare le nostre esperienze per verificare se, come ipotizzo, alcune piante possano persino amplificare la chiaroveggenza.

Inoltre, credo che il magnetismo vegetale abbia profonde implicazioni sulla salute umana. Se riusciamo a comprendere come indirizzare questa forza, potremmo creare un nuovo sistema di guarigione che integri il potere spirituale delle piante con le moderne tecniche del magnetismo.

Concludo ringraziandoti ancora per la tua ispirazione e per la passione che metti nello studio di queste discipline. Non dimenticare che la nostra missione è non solo quella di esplorare, ma di riportare alla luce i frammenti di una sapienza antica che appartiene a tutta l’umanità.

Con profonda stima e amicizia,

Tuo devoto,

Papus

Ecco le conclusioni e le considerazioni di Marius Decrespe annotate sul suo diario dopo aver ricevuto la risposta di Papus:

Parigi, 25 novembre 1894

Oggi ho riletto con grande attenzione la risposta di Papus alla mia ultima lettera. Come sempre, la sua profondità di pensiero e la sua capacità di ampliare prospettive che ritenevo già vaste mi lasciano ammirato. Le sue parole sulla polarità delle piante e sulla possibilità di usarle per amplificare stati di chiaroveggenza mi colpiscono profondamente: mi spingono a considerare come ogni elemento della natura possa essere non solo un’emanazione, ma una manifestazione di un principio superiore.

Mi sono soffermato, in particolare, sulla sua osservazione secondo cui la foresta sia un corpo energetico vivente. È un’idea che risuona con una forza quasi mistica. Ogni pianta, allora, non è solo parte di un insieme, ma un individuo che collabora con il tutto, in un’armonia silenziosa che solo pochi sanno percepire. Se davvero ogni foglia, radice e fiore vibra in accordo con il grande corpo universale, allora i riti antichi, basati sulla raccolta delle erbe in momenti specifici, non erano superstizione ma scienza, seppur velata da simbolismi.

Papus mi ha invitato a considerare l’uso della belladonna e dell’artemisia per verificare la loro capacità di aprire porte alla chiaroveggenza. Devo ammettere che il pensiero mi attrae, ma anche mi intimorisce. Queste piante, con il loro potenziale non solo medicinale ma anche psicotropo, sembrano incarnare quella duplicità che è propria della natura stessa: vita e morte, guarigione e pericolo. Credo che condurrò degli esperimenti, ma con estrema cautela.

Un’altra riflessione che nasce da questo scambio epistolare è la possibilità di classificare le piante non solo per il loro uso pratico, ma per il loro magnetismo astrale. Se riuscissimo a creare una sorta di mappa energetica del regno vegetale, potremmo non solo comprendere meglio il loro influsso sul corpo umano, ma anche stabilire nuove connessioni tra il mondo materiale e quello spirituale.

Annoto, infine, una domanda che da giorni mi tormenta: questo magnetismo vegetale è un fenomeno spontaneo della natura o è il risultato di una volontà superiore, un’eco della forza divina che plasma l’universo? Non ho risposta, ma forse non è necessario averla. Forse la vera magia sta proprio nella ricerca.

Concludo questa giornata con un rinnovato senso di meraviglia per il lavoro che stiamo svolgendo. Papus ha ragione: non stiamo solo esplorando il passato, ma stiamo riportando alla luce frammenti di una sapienza antica che appartiene a tutti, una verità che lega ogni uomo, pianta e stella in un unico, immenso disegno.

M. Decrespe

Trovo che sia affascinante leggere e trascrivere queste lettere e considerazioni, in particolare il diario di Marius Decrespe è fonte di ispirazione è uno spaccato di vita del tempo.

Marius Depréde Pau

N.B. Alcune parti delle lettere non sono leggibili per via del passare del tempo, quindi alcune frasi potrebbero mancare, mi sono preso la libertà di interpretare le parti mancanti basandosi su altre lettere scritte dal Decrespe.

Il mito delle fate

Il mito delle fate ha radici profonde in molte culture, specialmente quelle europee, e si intreccia con il folklore, la mitologia e le credenze popolari. Le fate sono spesso rappresentate come esseri soprannaturali, misteriosi e legati alla natura, e il loro ruolo varia a seconda della tradizione.

Origine e simbolismo

Le fate derivano probabilmente dalle antiche credenze celtiche, nordiche e greche. Si pensa che fossero spiriti della natura o divinità minori, legate ai boschi, ai fiumi e agli elementi naturali. Con il tempo, la loro immagine si è evoluta, assumendo tratti più magici e misteriosi.

Caratteristiche delle fate

1. Aspetto: In molte tradizioni, le fate sono descritte come esseri di piccola statura, dotate di ali, luminosità e una bellezza eterea. Tuttavia, in altre storie possono essere indistinguibili dagli umani.

2. Personalità: Possono essere benevole o maliziose. Alcune aiutano gli uomini (ad esempio le fate madrine delle fiabe), altre possono punire coloro che non rispettano la natura o osano invadere i loro regni.

3. Potere: Sono creature magiche, spesso legate agli elementi naturali, e si dice che abbiano il potere di influenzare il destino, proteggere o incantare.

Il regno delle fate

Nella mitologia celtica e in altre tradizioni europee, le fate vivono in un mondo parallelo, spesso chiamato Otherworld o Fairyland. È un regno nascosto, accessibile solo attraverso luoghi magici come cerchi di pietre, foreste incantate o colline sacre.

Tipologie di fate

Le fate possono assumere forme e ruoli diversi:

• Banshee (Irlanda): un’apparizione legata al destino e alla morte.

• Pixie (Cornovaglia): spiriti burloni che abitano le foreste.

• Silfidi (mitologia alchemica): spiriti dell’aria.

• Fate madrine (fiabe): figure protettrici che aiutano gli eroi delle storie.

Relazione con gli umani

Il folklore raccomanda cautela nel trattare con le fate. Si racconta che esse siano facilmente irritabili e che rubino i bambini, scambiandoli con i cosiddetti “changeling” (bambini fatati). Tuttavia, chi porta rispetto alla natura e ai luoghi sacri può ottenere il loro favore.

Simboli delle fate

Le fate sono spesso associate a:

• Piante: quercia, frassino, biancospino, brugo, primule.

• Luoghi magici: cerchi di funghi, fonti d’acqua, grotte.

• Elementi naturali: vento, luce lunare, rugiada.

Influenza culturale

Il mito delle fate continua a ispirare letteratura, arte e cinema, da Shakespeare con Sogno di una notte di mezza estate fino ai romanzi fantasy moderni, dove le fate sono creature complesse, con storie ricche e variegate. Questo perpetua l’idea che esista un mondo invisibile accanto al nostro, pieno di magia e mistero.

Ecco un esempio di un rito semplice e una filastrocca per attirare il favore delle fate, ispirato ai tuoi elementi: quercia, brugo, betulla e primule.

Preparazione del rito:

1. Luogo: Trova uno spazio naturale, come un bosco, o un angolo tranquillo dove puoi avere con te i simboli delle piante.

2. Occorrente: Una piccola ciotola con dell’acqua, una candela bianca, ramoscelli o foglie di quercia, brugo, e betulla, e qualche primula (vera o simbolica).

3. Disposizione: Crea un piccolo cerchio con i ramoscelli e le foglie, ponendo le primule al centro. Accendi la candela e mettila accanto alla ciotola d’acqua.

Filastrocca:

_Quercia saggia, col tuo potere,

porta forza e il fato a tacere.

Brugo magico, guida il cammino,

protegge il cuore del mio destino.

Betulla bianca, luce d’argento,

porta purezza nel mio intento.

Primule dolci, deliziose fate,

aprite le porte mai spalancate.

Con acqua chiara e fiamma ardente,

chiamo il vostro favore, qui presente!_

Rito:

1. Dopo aver recitato la filastrocca, versa qualche goccia d’acqua intorno al cerchio per “nutrire” simbolicamente le piante e le fate.

2. Fai un piccolo gesto di ringraziamento, come un inchino o un sorriso. Puoi anche lasciare una piccola offerta simbolica, come un frutto o del miele.

Il rito è fatto con gratitudine e rispetto, e le fate potrebbero apprezzare la tua attenzione alla natura.

Marius Depréde Pau

I Folletti di casa

La leggenda dei folletti di casa

In molte tradizioni popolari, si racconta dei folletti di casa, piccoli spiriti dispettosi ma spesso benevoli, che abitano nelle nostre dimore. Questi esseri magici, noti con nomi diversi in varie culture (come il domovoi in Russia, il kobold in Germania o il folletto del focolare in Italia), si dice che proteggano la casa e i suoi abitanti, purché vengano trattati con rispetto.

La leggenda

C’era una volta un contadino che viveva in una piccola casetta di legno al margine di un bosco. Ogni notte, sentiva strani rumori: passi leggeri, oggetti che si spostavano da soli, e il tintinnio delle stoviglie. Inizialmente pensava fosse il vento, ma un giorno trovò sul tavolo una piccola moneta d’oro, lasciata accanto a un piattino vuoto.

Un anziano del villaggio gli spiegò che si trattava di un folletto di casa, chiamato in quella regione “Giannetto.” Era un essere magico che proteggeva la casa, ma amava fare scherzi per divertimento. Se il contadino voleva vivere in pace, avrebbe dovuto lasciargli del latte caldo e una fetta di pane ogni sera.

Seguendo il consiglio, il contadino iniziò a lasciare le offerte sul tavolo. I rumori diminuirono e la casa sembrò riempirsi di un’energia positiva. Tuttavia, una volta dimenticò di lasciare il latte, e il giorno dopo trovò i suoi stivali pieni di fango e il granaio in disordine. Da allora, non si dimenticò più.

Come chiamarlo

Il folletto di casa può essere chiamato con un nome affettuoso, come:

• Basilico

• Zucchero

• Cannella

• Bottone

• Timo

Dargli un nome è importante, perché crea un legame di rispetto e familiarità e se il nome è di qualche spezia o pianta é anche meglio.

Cosa fare per convivere con un folletto di casa

1. Lasciare un’offerta: Posiziona ogni sera un piccolo dono, come un bicchiere di latte, miele o una fetta di pane. I folletti apprezzano i gesti di gentilezza.

2. Non offenderlo: Evita di lamentarti dei suoi scherzi. I folletti amano divertirsi, ma se si sentono respinti, potrebbero diventare più dispettosi.

3. Mantenere la casa pulita: I folletti amano gli ambienti ordinati. Una casa caotica potrebbe infastidirli.

4. Mostrare gratitudine: Se noti miglioramenti nella tua casa o fortuna inaspettata, ringrazia il folletto, magari con una parola gentile o una piccola festa simbolica.

5. Mai cercare di vederlo: I folletti di casa sono timidi e preferiscono restare invisibili. Tentare di scoprirli potrebbe farli andare via.

Vivendo in armonia con un folletto di casa, potresti scoprire che, al di là dei piccoli dispetti, ti offrirà protezione e porterà fortuna alla tua famiglia.

Però per chi non ne sente la presenza e vuole ospitare uno di loro ecco cosa possiamo fare:

Se desideri invitare un folletto di casa nella tua dimora, è importante farlo con rispetto e gentilezza. Ecco un piccolo rito per accoglierlo.

Il Rito dell’Invito del Folletto di Casa

Questo rito è semplice e deve essere eseguito con un atteggiamento positivo e con il cuore aperto. Scegli una sera di luna piena o crescente, poiché le energie di queste fasi lunari sono considerate favorevoli per attirare spiriti benevoli.

Occorrente:

• Una ciotolina di latte fresco.

• Una fetta di pane o biscotti al miele.

• Una candela bianca (simbolo di purezza e protezione).

• Un piccolo oggetto brillante, come una moneta o un cristallo, da lasciare come offerta.

Procedura:

1. Prepara lo spazio: Trova un angolo tranquillo della casa, preferibilmente vicino al focolare, alla cucina o a una finestra aperta (luoghi amati dai folletti).

2. Accendi la candela: Posizionala su un piattino sicuro e accendila. La luce della candela simboleggia il benvenuto per il folletto.

3. Disponi le offerte: Metti il latte, il pane o i biscotti, e l’oggetto brillante accanto alla candela. Questi sono doni per il folletto, simbolo della tua volontà di condividere.

4. Recita una formula di invito: Pronuncia queste parole con voce calma e sincera:

“Piccolo spirito del focolare,

Protettore della casa e custode dell’armonia,

Ti invito a questa dimora con cuore aperto,

Porta fortuna e gioia, e vivremo in armonia.

Questo dono è per te, in segno di rispetto.

Sii il benvenuto, se così desideri.”

5. Lascia l’offerta per una notte: Lascia il latte, il pane e l’oggetto brillante per tutta la notte. Spegni la candela con delicatezza, soffiando piano e ringraziando.

Segnali della presenza del folletto

Se il rito ha avuto successo, potresti notare piccoli cambiamenti:

• Una sensazione di calore o pace in casa.

• Piccoli oggetti spostati o segni che l’offerta è stata “accettata” (briciole di pane mancanti, ad esempio).

• Una maggiore armonia tra gli abitanti della casa.

Ripeti il rito se necessario, ma senza insistenza: i folletti vengono solo se si sentono ben accolti e se la casa emana energia positiva.

A volte tornare bambini fa bene a noi e a chi ci circonda.

Marius Depréde Pau

Cappello di un folletto 😌😃

Le sette fate del muschio

La leggenda delle sette fate del muschio prende vita in un tempo lontano, in un villaggio ai margini di un’antica foresta.

L’incontro misterioso

L’uomo, un falegname di nome Ewan, era solito viaggiare da villaggio a villaggio, offrendo il suo mestiere in cambio di vitto e alloggio. Una sera, mentre il sole calava e il cielo si tingeva di sfumature rosse e arancioni, Ewan si trovò a camminare in una foresta fitta e silenziosa. Esausto, si fermò in una radura e si adagiò su un morbido cuscino di muschio per riposare. Il muschio sembrava incredibilmente soffice, quasi vivo sotto di lui, e lo avvolse in un sonno profondo e rigenerante.

Improvvisamente, nel cuore della notte, Ewan fu svegliato da una voce tremante. Davanti a lui c’era una donna anziana, vestita di stracci e appoggiata a un bastone spezzato. La donna lo implorò:

“Buonuomo, potresti aiutarmi? Il mio bastone si è rotto, e non riesco più a camminare senza di esso.”

Ewan, pur stanco, non esitò. Riuscì a raccogliere dei rami e con le sue mani esperte di falegname riparò il bastone, rendendolo ancora più solido di prima. La donna, grata, gli porse una piccola moneta di rame, l’unica che aveva, ma Ewan notò la sua povertà e rifiutò con un sorriso gentile.

“Non posso accettare il tuo denaro. Tieni la moneta per te. Qui, prendi anche questo.”

Dalla sua sacca, tirò fuori un pezzo di pane, l’ultimo che gli era rimasto. La donna esitò, ma alla fine accettò. Quando lo fece, accadde qualcosa di straordinario: un vento leggero attraversò la radura, sollevando foglie e scintille dorate. La vecchia si trasformò sotto i suoi occhi in una bellissima fata dai capelli dorati come il sole e dagli occhi del colore del muschio.

La rivelazione

“Tu sei un uomo di cuore puro, Ewan,” disse la fata, con una voce melodiosa. “Sono la Fata del Muschio, e questa foresta è la mia dimora. Per il tuo gesto di altruismo, voglio offrirti un dono speciale. Qualsiasi cosa desideri, la esaudirò.”

Ewan, colto di sorpresa, non riuscì a pensare a nulla per sé. Dopo un momento, disse:

“Non desidero ricchezze o fama. Voglio solo che nessuno soffra mai la fame o il freddo in questa foresta. Puoi fare in modo che questo luogo sia un rifugio sicuro per chiunque si perda?”

La fata sorrise. “Il tuo desiderio sarà esaudito, ma c’è di più. Non sono sola. Io sono una delle sette Fate del Muschio, custodi di questo bosco. Per la tua bontà, noi sette ti proteggeremo sempre. Qualsiasi cosa accada, se mai avrai bisogno, torna qui, e noi ti aiuteremo.”

Le sette fate

Con un gesto della mano, la Fata del Muschio evocò le sue sorelle. Una ad una, comparvero altre sei fate, ognuna con un’aura diversa: la Fata della Rugiada, la Fata delle Foglie, la Fata delle Radici, la Fata della Luna, la Fata del Sole e la Fata del Vento. Ogni fata portava con sé un dono: la pace, l’abbondanza, la salute, la forza, la speranza e la protezione.

Prima di svanire, le fate cantarono una melodia incantata, e la radura si trasformò in un luogo magico, dove chiunque si fosse trovato in difficoltà avrebbe trovato riparo e conforto.

La leggenda continua

Da quel giorno, Ewan divenne il protettore della foresta e dei suoi abitanti. I viandanti raccontavano storie di una radura incantata, dove il muschio era così soffice da sembrare un letto e dove gli alberi offrivano frutti anche in pieno inverno. Si dice che, se qualcuno si smarrisce nella foresta e compie un atto di bontà, le sette fate del muschio appaiano ancora oggi, pronte ad esaudire un desiderio puro di cuore.

E così, la leggenda delle sette fate del muschio sopravvive, un racconto che ricorda l’importanza di generosità e altruismo anche nei momenti più difficili.

Marius Depréde Pau

Libro Foglie e Leggende

“Foglie e Leggende”: il libro che intreccia magia, botanica e cucina

A giugno arriva in libreria “Foglie e Leggende”, un’opera affascinante di Marius Depréde Pau, capace di unire antiche leggende, ricette culinarie ricche di tradizione e un tocco di magia botanica. Questo libro si presenta come un viaggio multisensoriale, in cui parole e sapori si fondono per trasportare il lettore in un mondo dove ogni ingrediente racconta una storia.

Un viaggio tra magia e natura

Marius Depréde Pau, noto per la sua profonda conoscenza delle tradizioni popolari e delle proprietà delle piante, ha costruito questo libro come un vero e proprio erbario narrativo. Ogni capitolo esplora una leggenda legata a una pianta o un elemento naturale, svelando segreti e simbolismi che risalgono a tempi antichi.

Dalle storie dei druidi e delle loro sacre querce alle tradizioni contadine che vedevano il rosmarino come protezione contro il male, ogni leggenda è intrecciata con il potere simbolico e curativo delle piante. Il lettore si ritrova immerso in un mondo dove natura e mito si incontrano, riportando in vita un sapere che rischia di essere dimenticato.

Ricette con un pizzico di magia

Il cuore del libro sono le ricette di cucina, che Marius propone come un’esperienza rituale, non solo culinaria. Ogni piatto è accompagnato da un ingrediente speciale, scelto non solo per il suo sapore, ma anche per le sue proprietà magiche o botaniche.

Ad esempio, una zuppa di lenticchie e timo diventa un piatto per “attrarre abbondanza e serenità”, mentre una torta alle mele e cannella è pensata per “nutrire l’amore e rafforzare i legami”. Tutte le ricette sono accessibili, ma infuse di significati profondi che rendono il cucinare un gesto sacro e consapevole.

Botanica per tutti

“Foglie e Leggende” non è solo un libro di storie e cucina, ma anche un compendio botanico per chi vuole approfondire le proprietà delle piante. Marius descrive con precisione ogni elemento naturale, dalla camomilla al ginepro, spiegandone l’uso nella medicina popolare e il ruolo che ha giocato nelle culture del passato.

Grazie al suo approccio semplice e narrativo, il libro è perfetto sia per chi è appassionato di erboristeria sia per chi si avvicina per la prima volta al mondo della botanica.

Un libro che ispira

“Foglie e Leggende” si presenta non solo come una guida pratica, ma come un vero e proprio invito a vivere la natura e la cucina in modo più consapevole. Attraverso la narrazione delle leggende, la creazione di piatti unici e la riscoperta delle piante, Marius Depréde Pau ci ricorda che la magia è ovunque intorno a noi, basta saperla vedere.

Se amate la cucina, la botanica e i racconti che sanno di terra e radici, non perdetevi questo libro unico, in uscita a marzo. Sarà un viaggio tra storia, sapori e incanto che saprà arricchire non solo le vostre ricette, ma anche il vostro spirito.

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