Febbraio, storia e origini

Origine e storia del mese di febbraio

Il mese di febbraio ha un’origine antica e il suo nome deriva dal latino Februarius, che a sua volta proviene dal termine februa, che significa “purificazione”. Questo nome si riferisce ai Februa, riti di purificazione celebrati dai Romani in onore di Februus, un’antica divinità etrusca legata alla purificazione e alla rinascita, poi associata a Plutone, dio degli inferi.

L’origine nel calendario romano

In origine, il calendario romano era lunare e contava solo 10 mesi, iniziando da marzo e terminando con dicembre. L’anno, quindi, durava solo 304 giorni, mentre il periodo invernale tra dicembre e marzo non era suddiviso in mesi specifici.

Fu il secondo re di Roma, Numa Pompilio (VIII secolo a.C.), ad aggiungere gennaio (Ianuarius) e febbraio (Februarius) per allineare il calendario all’anno solare. Febbraio fu posto alla fine dell’anno e, poiché il ciclo lunare era di circa 29,5 giorni, gli fu assegnata una durata di 28 giorni.

Per mantenere l’equilibrio con l’anno solare, ogni due anni veniva aggiunto un mese intercalare, il Mercedonio, tra il 23 e il 24 febbraio, accorciando febbraio a 23 o 24 giorni. Questo sistema, però, creava confusione, finché Giulio Cesare, con la riforma del Calendario Giuliano nel 46 a.C., stabilì l’anno solare di 365 giorni e diede a febbraio 28 giorni fissi, con un 29° giorno ogni quattro anni (anno bisestile).

Febbraio nelle tradizioni e nel folclore

• Nell’antica Roma, il mese era dedicato alla purificazione e ai riti in onore dei defunti. Il 15 febbraio si svolgevano i Lupercalia, celebrazioni pagane per allontanare gli spiriti maligni e favorire la fertilità.

• Nella cultura celtica, febbraio segnava il ritorno della luce con la festa di Imbolc (1-2 febbraio), legata alla dea Brigid e alla purificazione della terra prima della primavera.

• Nel Cristianesimo, il 2 febbraio si celebra la Candelora, che ha mantenuto il simbolismo della luce e della purificazione.

Curiosità su febbraio

• È l’unico mese con meno di 30 giorni.

• Ogni 28 anni il calendario di febbraio si ripete esattamente con gli stessi giorni della settimana.

• Nell’astrologia, febbraio è dominato dai segni dell’Acquario (fino al 18-19) e dei Pesci (dal 19-20 in poi).

• È associato al violetto, simbolo di spiritualità, e all’ametista, pietra della saggezza e della protezione.

Febbraio, pur essendo il mese più corto dell’anno, ha sempre avuto un’importanza simbolica legata alla transizione, alla purificazione e al rinnovamento della vita.

Marius Depréde Pau

Febbraio: “la purificazione “

Imbolc

Imbolc: l’antica festa celtica delle luci e della rinascita

Inizio col dire che posso solo ringraziare tutti voi per l’affetto che mi state dimostrando e aggiungo gli auguri per una felice festa di Imbolc.

Di seguito trovate qualche info che non fanno mai male, in particolare troverete qualche anche qualche semplice e piccolo rito da eseguire in questa notte magica.

Buona lettura.

Imbolc è un’antica festività celtica che si celebra il 1° o il 2 febbraio, segnando il passaggio dall’inverno alla primavera. È dedicata alla dea Brigid, divinità della guarigione, della fertilità e della poesia, che con il tempo è stata cristianizzata nella figura di Santa Brigida d’Irlanda.

Origini e significato

Il nome Imbolc deriva dal termine irlandese antico che significa “nel grembo” o “latte di pecora”, poiché questo periodo dell’anno coincide con l’inizio della lattazione delle pecore, segno che la natura si sta risvegliando. Per i Celti, era un momento sacro in cui si celebrava il ritorno della luce dopo il buio dell’inverno, un tempo di purificazione e rinnovamento.

Era anche una festa agricola e pastorale, in cui si invocava la protezione sui raccolti e sugli animali, preparandosi alla stagione della semina. I fuochi e le candele accese durante la notte simboleggiavano la crescita della luce solare e la vittoria sul gelo dell’inverno.

Con l’arrivo del Cristianesimo, Imbolc fu associata alla Candelora, la festa cristiana della Purificazione della Vergine Maria, mantenendo il simbolismo della luce e della purificazione.

Rito propiziatorio per Imbolc: accendere la luce della rinascita

Un semplice rito per celebrare Imbolc e attirare energie positive:

Occorrente:

• Una candela bianca (simbolo della luce crescente)

• Un bicchiere d’acqua (simbolo della purificazione)

• Un rametto di rosmarino o salvia (per la protezione)

Procedura:

1. La sera del 1° febbraio, trova un luogo tranquillo. Accendi la candela bianca, pensando alla luce che cresce dentro di te e nel mondo.

2. Passa il rametto di rosmarino o salvia attorno alla candela e poi attorno a te, come per purificare la tua energia.

3. Bevi un sorso d’acqua come gesto simbolico di purificazione e rinnovamento.

4. Pronuncia una frase come: “Che la luce di Imbolc illumini il mio cammino, che la purezza dell’acqua rinnovi il mio spirito e che la protezione della terra mi sostenga.”

5. Spegni la candela, ringraziando per la luce e il calore che porterà la nuova stagione.

Questo rito aiuta a lasciar andare il vecchio e a prepararsi per le nuove opportunità che la primavera porterà.

Non poteva mancare il canto

Canto di Imbolc – L’Inno a Brigid

Oh Brigid, fiamma d’oro,

Madre del fuoco e della rugiada,

La terra dorme, ma tu la desti,

Con luce e calore, la vita si avvia.

Scorrono i fiumi, sciolgono il gelo,

Sussurra il vento tra i rami nudi,

Cantano i semi sotto la neve,

Pronti a rinascere nella tua luce.

Accendi il fuoco nelle nostre case,

Accendi la fiamma nei nostri cuori,

Purifica l’anima, rinnova la terra,

Guida i passi verso il sole che torna.

Brigid, Brigid, luce del mondo,

Proteggi il focolare, benedici i campi,

Noi t’innalziamo il nostro canto,

Nell’alba d’oro che ora risplende.

Questo canto può essere recitato o cantato durante il rito di Imbolc, magari accompagnato dal suono di tamburi o campanelli, per evocare l’atmosfera mistica e ancestrale della festività.

Ancora buona festa

Marius Depréde Pau

Delfina Croce Incanto della primavera

Delfina con … ne parleremo in seguito.

Come promesso a tutte e tutti gli affezionati alla nostra cara Delfina Croce , ecco un nuovissimo articolo tratto dal suo diario, come al solito la traduzione è il più fedele possibile. Riporterò tutti gli altri articoli che sto rivisitando per renderli più completi.

Buona lettura!

L’Antico Incanto delle Pratoline

Dal diario di Delfina Croce, Anno Domini 1885

Nel tempo in cui la terra si ridesta dal torpore invernale e i primi fiori tremuli fanno capolino tra le zolle umide, v’è un’antica usanza, tramandata dalle donne del contado, per benedire il ritorno della Primavera. Tale incanto, ch’io trascrivo qui per la memoria e per le generazioni venture, si compie con puri doni della natura: pratoline, acqua sorgiva e un vestimento verde, simbolo di rinnovata speranza.

Il Rito della Benedizione

Allorché la luna nuova si posa lieve sopra i colli e la notte è serena, le donne, vestite d’un abito verde come i primi germogli, si raccolgono presso la fonte più pura. Quivi, in silenzio devoto, colgono tredici pratoline, ché tal numero è sacro al risveglio della terra, e le pongono in un bacile colmo d’acqua chiara.

L’acqua, illuminata dal lume della luna, riceve in sé la virtù dei fiori, ché le pratoline sono figlie del sole e dell’erba novella. Con essa, le donne aspergono i campi, le soglie delle dimore e il capo dei fanciulli, pronunziando queste parole di benedizione:

Filastrocca per il Richiamo della Primavera

“Acqua chiara, fior di campo,

porta il sole, scaccia il pianto.

Verde veste, cuore ardente,

primavera soffi nel vento.

Fiore bianco, fiore d’oro,

schiudi il giorno al nuovo alloro.

Madre terra, o dolce Amata,

fa’ che torni la stagion beata.”

Pronunziata la filastrocca, l’acqua restante vien versata ai piedi degli alberi, ché anch’essi udiscano il richiamo e si risveglino alla vita. I fanciulli corrono a spargere le pratoline nei solchi, affinché il seme della speranza sia deposto nel grembo della terra.

E così, tra canti e mormorii soavi, si compie il rito antico, perché la Primavera non dimentichi le sue genti e torni, fedele, a baciare i campi e i cuori col suo tiepido soffio.

Delfina Croce 1885

Tradotto dal testo originale da Marius Depréde Pau.

Minimalismo questo incompreso

Minimalismo: Energia, Libertà e Futuro Leggero

Viviamo in un’epoca in cui l’accumulo è la norma. Oggetti, ricordi, relazioni stagnanti e persino pensieri ingombranti si stratificano nella nostra vita, creando un peso invisibile che rallenta il nostro cammino. Eppure, esiste un’alternativa: il minimalismo, non solo come estetica, ma come scelta consapevole per recuperare energia, liberarsi del superfluo e vivere con leggerezza.

L’energia del meno: perché il superfluo ci esaurisce

Ogni oggetto che possediamo richiede attenzione, spazio e manutenzione. Ogni relazione priva di valore autentico assorbe tempo ed emozioni. Ogni ricordo ancorato al passato può diventare una catena. Più accumuliamo, più disperdiamo la nostra energia.

Liberarsi del superfluo significa recuperare risorse interiori e fisiche:

• Meno oggetti da gestire = meno stress.

• Meno distrazioni = maggiore concentrazione e creatività.

• Meno legami tossici = più spazio per connessioni autentiche.

Quando eliminiamo ciò che non serve, creiamo un vuoto potente, pronto a essere riempito da nuove opportunità e da una rinnovata vitalità.

Il minimalismo come atto di liberazione dal passato

Molti di noi si circondano di oggetti legati a ciò che è stato: vestiti mai più indossati, regali di persone che non fanno più parte della nostra vita, documenti di vecchi lavori. Ogni elemento è un filo che ci trattiene a qualcosa di ormai superato.

Liberarsi di questi oggetti non significa dimenticare il passato, ma onorarlo senza permettergli di appesantire il presente. È un atto di rispetto verso noi stessi: lasciar andare per fare spazio a ciò che conta davvero.

Vivere senza legami inutili nel presente

Il minimalismo non è solo un’operazione di decluttering fisico. È anche un esercizio di selezione emotiva e mentale.

• Quanti impegni accettiamo per dovere, senza alcun beneficio reale?

• Quante relazioni manteniamo solo per abitudine o paura della solitudine?

• Quante volte ci lasciamo intrappolare in dinamiche che non ci appartengono più?

Eliminare il superfluo significa anche imparare a dire no a ciò che non aggiunge valore alla nostra vita.

Prospettare un futuro leggero

Una volta liberati dai pesi del passato e dalle catene del presente, il futuro diventa una pagina bianca piena di possibilità.

Il minimalismo non è privazione, ma scelta consapevole di ciò che davvero ci nutre. Un armadio con pochi capi amati, una casa con solo gli oggetti essenziali, relazioni autentiche, pensieri focalizzati sull’essenziale. Tutto questo porta a un senso di leggerezza che si riflette nel modo in cui affrontiamo la vita.

Vivere in modo minimalista non significa rinunciare, ma riconquistare spazio, tempo ed energia per ciò che conta davvero. È un passo verso una vita più libera, più semplice e infinitamente più ricca.

Magari provate ad eliminare qualcosa giorno per giorno e sentite se vi fa stare bene.

Marius Depréde Pau

Magnetismo arboreo

Il Magnetismo degli Alberi e il Potere della Quercia

Marius Decrespe

Introduzione

Da secoli, gli alberi sono considerati esseri viventi dotati di un’energia sottile, in grado di influenzare l’uomo e l’ambiente circostante. Tra tutti, la quercia si distingue per il suo magnetismo naturale e il ruolo centrale nelle tradizioni magiche e ritualistiche dell’antichità. Ma esiste davvero un’interazione tra l’uomo e l’energia degli alberi? Quali esperimenti possono confermare questa ipotesi?

Il Magnetismo della Quercia

Gli alberi, come qualsiasi altro essere vivente, interagiscono con il campo magnetico terrestre. Alcuni studi hanno ipotizzato che le radici possano funzionare come conduttori di cariche elettriche sottili, mentre le chiome agiscano come antenne che catturano energie cosmiche. La quercia, albero imponente e longevo, è stata a lungo associata a proprietà protettive, tanto da essere considerata sacra in molte civiltà.

Druidi e sacerdoti delle antiche civiltà celtiche ritenevano che sostare sotto una grande quercia aumentasse la vitalità e rafforzasse lo spirito. Nelle cronache romane, si racconta che gli auguri osservavano attentamente le querce sacre per trarre presagi sul futuro, mentre gli sciamani delle tribù germaniche credevano che il legno di quercia potesse trattenere e trasmettere energia benefica.

Usi Magici della Quercia nell’Antichità

Nell’antichità, la quercia non era solo un simbolo di forza, ma anche un elemento chiave in rituali e pratiche magiche. Alcuni dei suoi principali utilizzi includevano:

• Bastoni rituali: Il legno di quercia veniva scolpito in bacchette magiche, utilizzate per canalizzare energie e proteggere chi le impugnava.

• Amuleti di ghiande: Le ghiande venivano portate come talismani per garantire longevità e saggezza.

• Acqua di quercia: Si lasciava riposare dell’acqua con pezzi di corteccia di quercia sotto la luna piena, credendo che acquisisse proprietà purificatrici e protettive.

• Fulmini e sacralità: Gli alberi di quercia, spesso colpiti dai fulmini, erano considerati simboli della connessione tra cielo e terra, sacri a divinità come Zeus e Thor.

Esperimenti e Osservazioni Moderne

Se il magnetismo degli alberi è stato a lungo oggetto di speculazioni, alcuni esperimenti recenti hanno cercato di indagare questa affascinante ipotesi. Un esperimento condotto nel 1880 da un gruppo di ricercatori indipendenti ha registrato variazioni nei campi elettromagnetici intorno a querce secolari, suggerendo che questi alberi possano influenzare il microambiente circostante.

Alcuni praticanti di bioenergetica hanno riportato di percepire una sensazione di calore o formicolio quando si avvicinano a una quercia con l’intento di “assorbire” la sua energia. Sebbene queste esperienze rimangano soggettive, potrebbero trovare spiegazione in fenomeni bioelettromagnetici ancora poco compresi.

Conclusioni

Il magnetismo degli alberi, e in particolare della quercia, continua a suscitare fascino e curiosità. Che si tratti di influenze reali o di semplici suggestioni, la connessione tra l’uomo e questi giganti verdi è indiscutibile. Forse la scienza moderna non ha ancora tutti gli strumenti per misurare il loro influsso energetico, ma le testimonianze e i rituali tramandati nei secoli suggeriscono che la quercia racchiuda un potere antico, capace di ispirare e proteggere chi ne ricerca la forza.

Nota dell’Autore

Ulteriori ricerche sono necessarie per comprendere appieno il fenomeno del magnetismo arboreo. Nel frattempo, chiunque voglia sperimentare il potere della quercia può semplicemente avvicinarsi a uno di questi alberi maestosi, appoggiarvi la schiena e lasciarsi avvolgere dalla sua antica energia.

Tradotto da Marius Depréde Pau dal testo scritto da Marius Decrespe sulla testata giornalistica: “Revue indépendante”

Altre opere

• “Principes de physique occulte. Les microbes de l’astral”: Un’opera del 1894-1895 in cui l’autore esplora concetti di fisica occulta e l’idea di “microbi astrali”. 

• “Principes de physique occulte. La Matière Des Oeuvres Magiques”: Un’altra opera dello stesso periodo che approfondisce la materia delle opere magiche. 

Inoltre, Decrespe è stato coinvolto nella rivista “La Paix universelle: Revue indépendante”, che trattava temi come il magnetismo trascendentale, la filosofia, la fisiologia e la psicologia. Questa rivista, pubblicata a Lione, è considerata una continuazione dell’“Union occulte française” (1º dicembre 1890 – 30 giugno 1891), fondata da Decrespe e dal Dr. N. Santangelo. 

E di questa rivista parleremo ancora.

Marius Depréde Pau

Grazie a Domenico per la digitalizzazione di questa immagine di Marius Decrespe.