Questa non è stata una pagina facile da tradurre, in due abbiamo perso le notti, pagina sbiadita e Lisa in più punti, alla fine però ci siamo riusciti e ne siamo soddisfatti.
Non posso far altro che augurarvi buona lettura.
Diario di Delfina Croce
Notte di luna crescente, Anno del Signore… (la data è svanita, come se il tempo stesso avesse esitato nel segnarla)
La luna danza sullo specchio d’acqua immobile, e il vento tace, quasi temesse interrompere il rito che stanotte compirò. Il mio ago è pronto, sottile e affilato, ma ancora muto. Non basta il ferro per tessere protezione, né la sola mano dell’artefice per intrecciare il destino di chi lo porterà cucito addosso. Vi è bisogno di fuoco e cenere, d’acqua e luce lunare, ché ogni punto sia saldo non solo nella stoffa, ma nel fato stesso.
Lo stringo tra le dita, il metallo ancora freddo, e nel silenzio della notte inizio l’Incanto della Benedizione:
Incanto dell’Ago Protettore
“Luna bianca, specchio d’onde,
Lama viva che non affonde,
Fuoco ardente, brace amara,
Che la sorte non sia avara.
Fil di ferro, fil di luna,
Sotto il cielo e sotto la cuna,
Senza rottura, senza sfilare,
Chi lo porta non può tremare.
Sia scudo forte contro il male,
Sia filo saldo, sia nodo eguale,
Senza paura, senza catene,
Senza veleno che il cuore attiene.
Ora punto, ora stringo,
Ora intesso e benedico,
Chi lo vesta sia protetto,
Sotto il Sole e sotto il tetto.”
La voce si scioglie nell’aria come filo tra le dita, e l’ago si accende per un istante di riflessi argentei, come se la luna stessa avesse posato su di esso il suo sguardo benedicente. Lo immergo nell’acqua chiara, e poi lo passo sul carbone di betulla, ché il fuoco sacro sigilli ciò che l’acqua ha consacrato.
Ora è pronto.
Chi vestirà un abito cucito con questo ago non conoscerà il morso della malasorte né l’ombra di occhi maligni. Sarà come chi cammina avvolto in un velo di vento e luce, invisibile ai dardi dell’invidia, saldo come pietra nel fiume.
E così, con ago e filo, questa notte ho tessuto non solo un incanto, ma una promessa.
Questo è tutto quello che siamo riusciti a tradurre ma poi è apparsa una nuova pagina che non abbiamo esitato col tradurre.
Non sappiamo se sia di Delfina ma la calligrafia è pressoché identica.
Delfina Croce e l’Incanto dell’Ago
Tra le nebbie d’argento che sovente si levano dalle valli al chiaro della luna, vi è un nome sussurrato con reverenza e mistero: Delfina Croce, maestra di scuola, sarta e incantatrice, custode di un sapere che sfugge alla ragione comune e si confonde con le arti arcane. Di lei si dice che le sue mani, sottili come fili di ragnatela, sappiano domare la stoffa con sapienza, ma ancor più, che ogni punto cucito dal suo ago porti con sé un’impronta d’incanto.
L’Ago della Benedizione
Non era un ago qualunque, il suo, ché la sua punta, affilata come il raggio della luna nel gelo d’inverno, era stata temprata nel fuoco sacro e strofinata con carbone di betulla, albero della purificazione e della rinascita. Si narra che, per consacrarlo, Delfina attese una notte in cui la luna si specchiasse nelle acque immobili di un antico lago, là dove le voci degli spiriti si fanno udire solo a chi sa ascoltare.
Sussurrando parole in una lingua dimenticata, immerse l’ago in quelle acque, poi lo passò sulla brace viva, perché il fuoco gli donasse la forza e la resistenza necessarie affinché nessun maleficio potesse mai spezzarne il potere.
Da quel momento, chiunque indossasse un abito cucito con quell’ago avrebbe goduto di una protezione che nessun occhio maligno poteva infrangere. I viandanti ne cercavano il filo per affrontare lunghe traversate, i cavalieri volevano mantelli cuciti dalla sua mano prima di partire per la battaglia, e persino le giovani spose desideravano un velo che recasse almeno un punto del suo ago incantato, così che nessuna ombra turbasse le loro nozze.
La Filastrocca della Benedizione
Si dice che ogni volta che Delfina Croce impugnasse il suo ago prima di cucire, mormorasse questa filastrocca, e che coloro che ancora conoscono il suo segreto la ripetano sottovoce mentre infilano il filo nella cruna:
“Luna alta e fiamma chiara,
Acqua fonda e cenere amara,
Punto forte, filo avvolto,
Chi lo porta sia raccolto.
Non lo tocchi sguardo audace,
Non lo sfiori mano rapace,
Sotto il cielo e sopra il mare,
Nessun male può passare.”
Ed ecco come un semplice ago divenne custode di un potere antico, e come le stoffe cucite da Delfina Croce divennero più preziose dell’oro, ché nessun regno, per vasto che fosse, poteva comprare ciò che solo il tempo, il mistero e la magia potevano tessere.
Probabilmente questa pagina è stata scritta da qualcun’altro ma purtroppo non vi era né firma né data.
Marius Depréde Pau






