Fato e destino: Due volti dell’inevitabile

Credi nel fato/destino?

Fato e Destino: Due Volti dell’Inevitabile

Da sempre, l’uomo si interroga sul significato della propria esistenza e sul grado di controllo che può esercitare sulla propria vita. Due concetti spesso sovrapposti, ma distinti nella loro essenza, sono il fato e il destino. Entrambi evocano un senso di predeterminazione, ma differiscono nel modo in cui influenzano l’esperienza umana e nelle interpretazioni che ne sono state date nel corso della storia.

Il Fato: Il Disegno Immutabile della Vita

Il termine “fato” deriva dal latino fatum, che significa “ciò che è detto”, ovvero una volontà superiore già stabilita. Nell’antichità, il fato era visto come una forza ineluttabile, un ordine supremo che neppure gli dèi potevano modificare.

Nella mitologia greca e romana, il fato era rappresentato dalle Moirai (o Parche), tre dee che tessevano il filo della vita di ogni individuo:

• Cloto, che filava il filo della vita alla nascita;

• Lachesi, che ne determinava la lunghezza;

• Atropo, che lo recideva alla morte.

Questa concezione del fato suggerisce un universo rigidamente deterministico, dove ogni evento è già scritto e nulla può essere cambiato. Tale visione è presente anche nella tragedia greca, in cui gli eroi, nonostante i loro sforzi, non possono sfuggire al loro destino già segnato. Un esempio celebre è Edipo, che cerca di evitare la profezia che lo condanna a uccidere il padre e sposare la madre, ma nel tentativo stesso di evitarla finisce per realizzarla.

Il Destino: Un Cammino con Possibilità di Scelta

Diversamente dal fato, il concetto di destino lascia più spazio all’individuo. Se il fato è un percorso già tracciato, il destino può essere visto come un insieme di possibilità. Esso rappresenta il fine ultimo di una persona, ma il modo in cui si raggiunge può dipendere dalle scelte che si compiono lungo il cammino.

In molte filosofie e religioni, il destino è legato al concetto di libero arbitrio. Il cristianesimo, per esempio, crede in un disegno divino, ma allo stesso tempo riconosce la libertà dell’uomo di scegliere il bene o il male. Anche nelle tradizioni orientali, come nel buddismo e nell’induismo, il destino è collegato al karma, ossia alle conseguenze delle proprie azioni, che determinano le esperienze future.

Fato e Destino nella Cultura e nella Filosofia

Nel corso della storia, filosofi e scrittori hanno dibattuto sul rapporto tra fato e destino. Arthur Schopenhauer vedeva l’uomo come soggetto a una volontà superiore e irrazionale, mentre Friedrich Nietzsche, con il concetto di amor fati (amore per il fato), invitava ad accettare e amare ciò che accade, poiché ogni esperienza, anche la sofferenza, è parte integrante della propria realizzazione.

In letteratura e nel cinema, il tema del destino è spesso centrale. Da Shakespeare (con Macbeth e la sua lotta contro la profezia delle streghe) ai film di fantascienza e fantasy, il conflitto tra predestinazione e libero arbitrio continua a essere una delle domande più affascinanti per l’essere umano.

Conclusione: Siamo Padroni del Nostro Futuro?

Fato e destino restano concetti misteriosi e ambivalenti. Se il primo suggerisce un’esistenza scritta e immutabile, il secondo lascia spazio alla volontà individuale. Forse, il segreto sta nel trovare un equilibrio: accettare ciò che non si può cambiare, ma agire con consapevolezza per costruire il proprio cammino. In fondo, come scriveva Seneca, “Non è perché le cose sono difficili che non osiamo farle, è perché non osiamo farle che diventano difficili”.

Marius Depréde Pau

Carnevale, origini e storia

Il Carnevale ha origini molto antiche e affonda le sue radici sia nelle celebrazioni pagane che nelle tradizioni cristiane. La sua storia è un intreccio di riti, simbolismi e trasformazioni culturali che lo hanno reso una delle feste più vivaci e caratteristiche in tutto il mondo.

Origini Pagane: Saturnali e Dionisie

Le prime celebrazioni assimilabili al Carnevale risalgono all’epoca romana con i Saturnali, festività in onore di Saturno, il dio dell’agricoltura. Durante questi giorni (dicembre), le gerarchie sociali si rovesciavano: gli schiavi potevano comportarsi come uomini liberi, si indossavano maschere e si dava spazio al caos e alla baldoria. Simili festività esistevano anche in Grecia, con le Dionisie, dedicate a Dioniso, dio del vino e della follia, caratterizzate da processioni mascherate, abbondanti libagioni e rappresentazioni teatrali.

Trasformazione Cristiana: il Carnevale come “sfogo” prima della Quaresima

Con l’avvento del Cristianesimo, molte tradizioni pagane furono reinterpretate in chiave religiosa. Il Carnevale si collocò nel calendario liturgico come il periodo che precede la Quaresima, il tempo di penitenza prima della Pasqua. Il termine “Carnevale” deriverebbe infatti dal latino “carnem levare” o “carnem vale”, cioè “eliminare la carne”, in riferimento al digiuno quaresimale. Nei giorni precedenti il Mercoledì delle Ceneri, si concedevano grandi banchetti e divertimenti prima del periodo di privazioni.

Il Medioevo e il Rinascimento: Maschere e Sfarzo

Nel Medioevo il Carnevale divenne un’occasione di rovesciamento dell’ordine sociale, con cortei mascherati, feste e spettacoli pubblici. In questo periodo si affermarono le prime maschere tradizionali, come quelle della Commedia dell’Arte (Arlecchino, Pulcinella, Colombina, Pantalone). Il Rinascimento portò poi fastosi festeggiamenti nelle corti europee, con sontuosi balli in maschera e sfilate allegoriche.

Le Leggende del Carnevale

Numerose città hanno le proprie leggende sulle origini del Carnevale. Ad esempio:

• Venezia: si dice che il Carnevale nacque nel Medioevo come concessione del Doge ai cittadini per dare loro un periodo di sfogo e libertà.

• Ivrea: il Carnevale è legato alla leggendaria rivolta della “Mugnaia” contro il tiranno del paese, ricordata con la famosa Battaglia delle Arance.

• Rio de Janeiro: il Carnevale brasiliano ha origini nel periodo coloniale e mescola influenze europee e africane, diventando una festa di riscatto sociale per gli schiavi.

Conclusione

Oggi il Carnevale è celebrato in tutto il mondo con parate, costumi e balli, mantenendo il suo spirito originario di festa e trasgressione. Da Venezia a Rio, da Viareggio a New Orleans, ogni luogo ha sviluppato il proprio modo di festeggiare, rendendo questa celebrazione una delle più amate e spettacolari della cultura mondiale.

Marius Depréde Pau

Delfina Croce l’incanto dell’ombrello

Anche questa pagina del diario di Delfina Croce non è stata semplice da tradurre viste le pessime condizioni, comunque ci siamo riusciti e siamo molto soddisfatti del lavoro svolto.

Oggi vi presento l’incanto dell’ombrello, oggetto molto usato anche oggi è decisamente importante in tempo, sembra che questo ombrello incantato proteggesse dalle malie ma non solo, sembra che celasse dalle invidie.

Qui di seguito troverete l’incanto in due versioni, la prima tratta dall’originale la seconda interpretata da me, buona lettura.

Diario d’Incanti Delfina Croce 1882

Notte del 12 aprile dell’Anno di Grazia 1882

Oggi, sotto il velato lume della luna, ho posto l’ombrello aperto all’esterno della dimora, ché la rugiada della notte potesse ammantare la sua tela di perlacea frescura. Con mano devota, ho disposto tra le pieghe del tessuto foglie secche di castagno, di noce e di nocciolo, ché la terra stessa presti ascolto al mio volere.

Mentre il vento dolce sussurrava tra i rami, ho sussurrato anch’io parole d’incanto, ché l’aria le recasse ove il destino si tesse:

“Oh rugiada, specchio del cielo,

bagnami d’argento e d’auspicio.

Oh terra, madre silente,

custodisci il mio voto segreto.

Oh foglie, che un dì furon vive,

portate nel vento il mio ardire.

Che ciò che è giusto prenda dimora,

che ciò che è vano svanisca in ombra.”

Ho lasciato l’ombrello così, aperto come un calice, sino al primo bacio dell’aurora. Poi, con riverenza, ho chiuso il vessillo della notte e, con esso, il mio augurio alla sorte. Che gli astri e gli elementi abbiano udito la mia voce.

Ecco la versione interpretata da me estraendo il tutto da un’altra pagina del diario che in qualche modo ne riportava una versione rivista anche se non era specificato.

Incanto dell’Ombrello e della Rugiada

Apriti al cielo, ombrello antico,

raccogli il respiro della notte,

che la rugiada ti sfiori lieve,

portando magia in ogni goccia.

Foglie di castagno, noce e nocciolo,

scrigno di forze, terra e radici,

che il vento sussurri il mio intento,

che l’alba lo intessi di luce.

Spiriti d’acqua, soffi di terra,

intrecciate il mio desiderio nascosto,

che ciò che cerco venga a me,

che ciò che temo resti lontano.

Dopo aver pronunciato le parole, lascia l’ombrello fuori fino al mattino, poi chiudilo delicatamente e scuoti via le foglie sulla terra, come segno di gratitudine.

Se hai un intento specifico, puoi modificarlo inserendo parole che risuonano con il tuo desiderio.

Marius Depréde Pau

Terrina di carote e broccoletti

Oggi voglio presentarvi una ricetta che amo molto fare (anche perché di solito la sbaffo tutta 😆) buonissima anche fredda la Terrina di carote e cavoletti è anche molto nutriente e se abbinata a qualche contorno può essere anche un piatto unico.

Tanto per capirci, queste e altre ricette presto le assaggerete ne nostro home restaurant Côté Ovest 1885 😃

Ecco la ricetta nei minimi dettagli.

Terrina di carote e broccoletti, adatta per 6-8 persone. Gli ingredienti necessari sono:

• 400 g di carote tenere

• 400 g di cime di broccoletti

• 4 albumi

• 2 dl di panna da montare

• Poco burro

• Noce moscata

• Sale e pepe

Ecco il procedimento per preparare la Terrina di carote e broccoletti:

Preparazione:

1. Cuocere le verdure

• Pela le carote e tagliale a pezzi.

• Porta a ebollizione una pentola con acqua salata e fai cuocere separatamente le carote e i broccoletti fino a renderli teneri. Scolali bene e lasciali raffreddare.

2. Preparare le creme di verdure

• Frulla le carote fino a ottenere una crema liscia. Fai lo stesso con i broccoletti.

• Aggiungi a ciascun composto metà della panna da montare e due albumi, mescolando delicatamente.

• Insaporisci con sale, pepe e un pizzico di noce moscata.

3. Assemblare la terrina

• Imburra uno stampo da plumcake o uno stampo per terrine.

• Versa prima il composto di carote e livellalo con una spatola.

• Aggiungi sopra il composto di broccoletti, sempre livellando bene.

4. Cottura

• Preriscalda il forno a 180°C.

• Cuoci la terrina a bagnomaria: posiziona lo stampo dentro una teglia con acqua calda che arrivi fino a metà altezza dello stampo.

• Inforna per circa 40-45 minuti, fino a quando la terrina risulta soda.

5. Servire

• Lascia intiepidire prima di sformare.

• Taglia a fette e servila tiepida o fredda, accompagnata magari da una salsa leggera o una vinaigrette.

Buona preparazione ❣️

Marius Depréde Pau

Delfina Croce

Diario di Delfina Croce
Anno del Signore 1885, notte di Luna Piena

Le ombre si allungano nella stanza, e la luce argentea della luna filtra dalla finestra, posandosi lieve sui vetri appannati. Il sussurro del vento mi accompagna, e il tintinnio della rugiada notturna mi narra antiche storie. Questa notte, come molte altre prima, preparo le lacrime di protezione, il sacro dono che preserva e custodisce.

Alla prima luce dell’alba, quando la rugiada ancora riposa sui petali e sull’erba, raccolgo le sue perle cristalline con mani pazienti. Le mescolo con il siero di betulla, estratto dalle cortecce che la Madre Natura mi concede. Infine, sotto la veglia della luna, aggiungo le mie lacrime, versate con intenzione e consacrate con parole arcane.

Colui che porta su di sé queste lacrime, chi le cuce nel fazzoletto o le adagia sulle coperte del proprio giaciglio, sarà protetto dall’ombra e dal male. Esse tengono lontani i cattivi pensieri, le angosce dell’anima e gli sguardi infausti.

Parole della Creazione

Sotto la luna, chiara e fiera,
scenda la luce, dolce e sincera.
La rugiada io raccolgo al mattino,
e nel calderone compio il divino.

Siero di betulla, linfa sacra e pura,
donami forza, protezione sicura.
Lacrime mie, scendete con cura,
in questo siero che il male cattura.

Chi questa essenza porterà con sé,
non tema il buio né il mal di re.
Nel fazzoletto, nella veste cucita,
darà riparo per tutta la vita.

Delfina Croce