
Tratto dal diario di Delfina Croce insegnante e Masca della val di Susa.
📜 Dal diario di Delfina Croce
Masca valsusina, 28 Maggio 1885 – Luna crescente in Vergine
Oggi l’alba è salita silenziosa sopra le valli, il cielo si è fatto d’un azzurro più chiaro del vetro antico, e le cornacchie hanno gracchiato a lungo sopra la casa di Zia Marì. Dicono che quando gracchiano così, la terra sta per sputare qualche segreto. Io lo ascolto. Sempre.
La Luna cresce, e con essa cresce il potere delle erbe. Il rosmarino, che ho potato l’altro giorno con la lama consacrata, è pronto per essere usato. È verde denso, forte d’odore, e parla. Se lo spezzi, canta la voce delle madri prima di me.
🌿 Uso domestico del Rosmarino
Nel focolare, quando l’aria si fa greve di liti o maldicenze, ne brucio tre rami secchi sulla brace, mormorando:
“Rosmarin ch’a brus-a svelt,
porta via la lenga ‘d felt.
Fum che monta, odor che resta,
casa mia torni onesta.”
L’aroma scaccia i pensieri torbidi. Lo sento: le ombre si ritirano negli angoli e il cuore della casa torna a battere lento e rotondo.
Nelle giornate di pioggia, ne faccio un decotto: una manciata di aghi in un pentolino di rame con acqua di fonte, fino a ebollizione. Lo verso nel catino per lavare mani e fronte: scaccia la stanchezza, apre la vista interiore.
🧴 Tintura magica di Rosmarino
Ho messo 12 rametti in spirito bianco, raccolti solo in giorni di Luna crescente, ben lavati in rugiada del mattino. La lascio a macerare nel vetro blu, nascosta tra le mele secche in soffitta.
La tintura si usa per ungere le tempie prima della veglia o per segnare il bordo di uno specchio, se si vuole vedere nel sogno chi viene a cercarci.
🪄 Incanto della Protezione
Quando sento che qualcuno mi guarda male – e lo sento sempre – faccio così:
Prendo un mazzetto di rosmarino, uno di ruta e un pizzico di sale grosso. Li lego con filo rosso e lo tengo sopra la porta.
Recito a bassa voce, soffiando sulle foglie:
“Rosmarino e sale antico,
ruta stretta nel mio fico,
via la lingua, via lo sguardo,
nessun danno venga al mio sguardo.”
Là fuori, i monti si stanno coprendo di foschia e i lupi urlano più vicini stanotte. Ho chiuso bene gli scuri. Ma sotto il cuscino tengo un rametto secco, per sogni chiari e nessuna visita sgradita.
La Luna cresce, e io con lei.
— Delfina 🌕
Non potevano mancare le considerazioni dell’esperto, il bello di tutto questo è che sembra di stare lì con loro 😆 la cosa mi diverte molto.
📖 Considerazioni erboristiche e simboliche del dott. Marius Decrespe
Estratto dal Journal des Traditions Végétales et Esprits Anciens, edizione speciale — luglio 1886
“Sulle osservazioni della Masca Delfina Croce, e l’Artemisia Rosmarinus”
È con curiosità mista a rispetto che ho letto il passo tratto dal diario della Masca Delfina Croce, datato 28 maggio 1885, nel quale ella descrive con nitida semplicità gli usi domestici, terapeutici e apotropaici del Rosmarinus officinalis, pianta ben nota alla farmacopea mediterranea quanto ai saperi stregoneschi delle valli alpine.
Questa donna, che par definire se stessa “masca” – termine piemontese che non ha traduzione se non tra il timore e il rispetto – maneggia il rosmarino non solo con sapere empirico, ma con una sensibilità rituale degna di un antico medico-greco o d’un monaco speziale.
🌿 L’uso del rosmarino come fumigazione e decotto
Le fumigazioni di rosmarino, come ella descrive, hanno effettivamente proprietà antibatteriche e purificatrici. La scienza moderna, pur nei suoi limiti positivisti, riconosce gli effetti del borneolo, del cineolo e del canfene, sostanze aromatiche capaci di purificare l’aria e stimolare i sensi superiori. Laddove Delfina “scaccia liti e maldicenze”, noi noteremmo una stimolazione dell’attività cognitiva e del sistema parasimpatico.
Il decotto lavato su fronte e mani risulta un atto profondamente simbolico: mani che agiscono, fronte che pensa – entrambe le parti toccate da una pianta associata alla lucidità mentale e alla protezione.
🧪 La tintura madre e la memoria dell’alchimia
La sua “tintura in vetro blu” è un’eco raffinata della spagiria, quell’antica arte che vedeva nello spirito dell’alcol il mezzo per estrarre l’anima della pianta. Che ella usi vetro blu e nasconda la bottiglia tra “mele secche in soffitta” non è casuale. Il blu tiene lontana la luce solare diretta, e la mela, simbolo della conoscenza e della tentazione, fa da sentinella silenziosa. Questo, per un erborista iniziato, è un gesto potentemente evocativo.
🔮 Filastrocche e parole rituali
Non sono solo parole in rima, le sue. Esse funzionano secondo il principio del verbum magnum: il suono che orienta la volontà. Ogni formula di Delfina è pensata per armonizzarsi con il gesto, l’elemento vegetale e la fase lunare. Il tutto costituisce un rituale completo, nel quale il linguaggio, la pianta e l’atto umano vibrano insieme.
✍️ Conclusione del dott. Decrespe
Ciò che Delfina Croce compie nella sua valle remota non è semplice superstizione. È una forma di conoscenza incarnata, radicata tanto nella terra quanto nelle lunazioni, che merita di essere ascoltata e trascritta, non con condiscendenza ma con il rispetto che si deve a chi ancora dialoga col mondo invisibile usando foglie, parole e fuoco.
Il suo rosmarino non è solo pianta: è ponte tra mani e mistero.
— Dott. Marius Decrespe
Botanico, erborista e studioso delle correnti sotterranee del sapere femminile antico ed occultismo.
Non poteva mancare la risposta di Delfina che purtroppo non è mai stata spedita ma è meravigliosa leggerla.
📜 Lettera non spedita, ritrovata tra le pagine del diario di Delfina Croce
Luserna San Giovanni, notte tra il 10 e l’11 luglio 1886 – Luna nuova
“Al Dottor Decrespe
che scrive parole d’inchiostro ma sente con le ossa.”
Non so come vi sia giunto quel mio foglio del 28 maggio. Forse lo avete trovato in mano a qualche curioso salito a vendere sale o pettini, o forse l’avete sognato, ché certi uomini hanno ancora orecchie nei sogni.
Ho letto — me l’ha letto Don Aldo, ché io poco mastico il francese — quel che avete scritto di me e delle mie erbe, e per un poco ho creduto che fosse uno scherzo. Ma poi ho sentito nel vostro dire qualcosa che pochi hanno: rispetto.
Non paura, non derisione. Solo quell’inchino che si fa quando si entra in bosco sacro.
Voi dite che il mio rosmarino è un ponte. Bene. Ma sappiate che i ponti si fanno con fatica, e che ogni parola detta alla brace costa veglie e silenzi. Quando io parlo con una pianta, non lo faccio per diletto. Lo faccio perché essa sa qualcosa che io non so ancora, e se l’ascolto mi salva.
Avete parlato bene della mia tintura blu. Nessuno prima aveva capito il gesto di nasconderla tra le mele. La mela secca è la bocca della nonna. Lei, quando ero piccina, mi disse: “Chi mette l’alcol alla luce, cerca di ubriacare l’anima della pianta. Tu, lasciala pensare al buio.”
E ancora: la Luna… ah, la Luna non è ornamento da calendario. È voce. La sua crescita spinge il sangue nelle radici e nei sogni. La sua sparizione rende il mondo sottile, e allora si può parlare coi morti senza muovere labbra.
Mi ha fatto sorridere che voi parliate del verbum magnum e della spagiria. Parole difficili per cose che qui si imparano con la pelle, col fiato, col cuore che batte mentre la minestra bolle. Ma è bello che le abbiate dette. Forse così qualcuno vi crederà, se io non basto.
E ora, vi lascio una parola mia. Non una filastrocca — quelle non si danno via come semi nel vento — ma una frase che potrete scrivere, se volete, in cima ai vostri studi:
“L’erba insegna al tempo, la bocca la segue, e chi guarda con rispetto… impara a vedere anche nel buio.”
Se mai vi portasse il cammino verso queste valli, bussate piano.
Io so riconoscere chi ha occhi per vedere, anche se veste da scienziato.
— Delfina
🌑🪶
Credetemi, trovo che sia meraviglioso se non stupendo sapere che ai tempi queste persone vivevano con passione e amore questi argomenti cosa che ad oggi a volte resta difficile pensarlo.
Grazie a tutti!
Marius Depréde Pau





