(Borgogna e Porto: i due calici preferiti del Professore)

C’è chi immagina J.R.R. Tolkien chino su antichi manoscritti, circondato da mappe della Terra di Mezzo, pipe fumanti e parole che profumano di mito. E sì: è un’immagine verissima.
Ma ce n’è un’altra, più intima e deliziosa, che merita il suo posto sul tavolo delle leggende:
Tolkien che sorseggia vino.
Perché il Professore non era soltanto un creatore di mondi: era anche un uomo di gusti raffinati, capace di scrivere lettere piene di umanità, ironia… e piccoli dettagli golosi. Tra questi, ce n’è uno che fa sorridere chi ama la letteratura come una cantina ben rifornita:
Tolkien amava il vino. E amava, soprattutto, Borgogna e Porto.
Tolkien e il vino: un amore scritto nero su bianco
Sia chiaro: non troviamo Tolkien che dichiara “il mio vino preferito è questa etichetta” come farebbe un influencer moderno. Lui era più elegante: lasciava tracce, accenni, confessioni sussurrate tra una frase e l’altra.
Eppure, tra le sue lettere, emerge un fatto luminoso come una stella elfica:
I due vini del cuore: Borgogna e Porto
Nelle sue lettere Tolkien menziona con particolare affetto due tipologie che tornano come ritornelli in una ballata hobbit:
Borgogna (Burgundy) — il rosso aristocratico, profondo, narrativo.
Porto (Port) — il vino da meditazione, da serata lunga, da pensiero che si fa lento.
In una lettera, Tolkien parla del Porto con entusiasmo chiaro e diretto: gli piace “molto” e ne descrive anche come preferisce berlo. Una scena così domestica e viva che sembra di vederlo in poltrona, prima di rimettersi a scrivere.
Insomma: non è un dettaglio qualsiasi. È una piccola finestra su Tolkien-uomo, Tolkien-amico, Tolkien-Professore… Tolkien con il calice in mano.
Borgogna: il rosso “da storia lunga”
La Borgogna non è un vino frettoloso. Non ti dà tutto subito.
Devi ascoltarlo. Proprio come un capitolo del Silmarillion (dove, se ti perdi una virgola, poi ti ritrovi a chiederti chi è il cugino del nonno del fabbro dei Noldor).
Borgogna è:
elegante stratificato profondo un po’ severo… ma giusto.
E qui Tolkien è perfetto: lui amava le cose che resistono al tempo, che si aprono piano. Un sorso di Borgogna è quasi una riga di poesia elfica: non la bevi, la interpreti.
Se Tolkien fosse un vino rosso, sarebbe proprio un Borgogna: autorevole e romantico, con un retrogusto di leggenda.
Porto: il vino delle sere lunghe e dei racconti al fuoco
E poi c’è lui: il Porto.
Dolce, caldo, avvolgente. Un vino che sembra fatto apposta per stare accanto al camino, mentre fuori piove, e dentro qualcuno racconta una storia.
Tolkien lo cita con gusto e affetto nelle sue lettere: non come semplice bevanda, ma come piccola gioia quotidiana, quasi come una carezza.
Il Porto è il vino che ti dice:
“Non avere fretta. Rimani ancora un po’. La storia non finisce qui.”
E se pensi a Tolkien, è impossibile non immaginare che, dopo ore di correzioni e lezioni, si concedesse proprio quello: un porto per riposare l’anima.
Scena immaginaria: Tolkien che brinda nella Contea
Scena immaginaria: Tolkien che brinda nella Contea:
Bilbo
Con un calice in mano, sorriso furbo:
“Questo non è il solito vino della Contea, eh Professore…
ma devo ammettere che sa di avventura.”
Samvise Gamgee
Che annusa il Porto come se fosse un fiore raro:
“Sa… sa di conforto. Come tornare a casa dopo un viaggio lungo.”
Gandalf
Che guarda il Borgogna con rispetto, come si guarda una reliquia:
“Questo vino non si beve… si contempla.”
E Tolkien, con l’aria di chi si diverte un mondo a vedere i suoi personaggi prendere vita, sorride e dice piano:
“Sì. È proprio così.”
Due vini, due anime: il Tolkien gentiluomo e il Tolkien narrato
Se dovessimo tradurre questi due vini in simboli tolkeniani:
Borgogna → è Rivendell, i libri antichi, il silenzio elegante, la sapienza.
Porto → è Casa Baggins, il fuoco, la compagnia, la dolcezza della sera.
Il primo è “da biblioteca sacra”.
Il secondo è “da taverna hobbit… ma con stile”.
…il calice come chiave per capire Tolkien…
In fondo, parlare dei vini amati da Tolkien non è curiosità frivola: è un modo per sentirlo più vicino.
Perché anche i grandi creatori di universi, tra un capitolo e l’altro, avevano bisogno di piccole felicità semplici.
E se vuoi un brindisi tolkeniano, non cercare formule elfiche.
Apri una Borgogna (se vuoi sentirti nel Consiglio di Elrond)
oppure un Porto (se vuoi sentirti a casa nella Contea).
E poi alza il calice e sussurra:
“A Tolkien, alle storie che salvano… e ai vini che le accompagnano.”
Marius Depréde Pau