La Signora dei Viali Silenziosi

Un ricordo su quattro ruote: la Rolls-Royce Silver Shadow Shooting Brake

Ci sono automobili che non si guidano: si vivono.

La Rolls-Royce Silver Shadow Shooting Brake appartiene a questa categoria. Non è soltanto una vettura, è un’epoca intera in movimento: un mondo fatto di moquette spessa, legno intarsiato, profumo di pelle Connolly e quella magia discreta che solo le auto inglesi sanno evocare… un po’ sussurrando, mai urlando.

Questa rara trasformazione “Shooting Brake” nasceva per accontentare una clientela esigentissima: chi desiderava la sontuosità di una Rolls e, al tempo stesso, la praticità aristocratica di una station wagon di lusso. Cacciatori, proprietari terrieri, collezionisti: una categoria di persone che non rinunciava alla caccia alla rugiada del mattino anche se era in giacca su misura.

Linee classiche, cuore maestoso

Sotto il cofano troviamo il celebre V8 Rolls-Royce da 6.230 o 6.750 cc, a seconda dell’anno, capace di erogare una potenza non dichiarata (per tradizione), ma sempre sufficiente a far scivolare la vettura come una piccola locomotiva privata.

La trasmissione è un automatico a 3 rapporti, morbido come seta, mentre le sospensioni autolivellanti derivate dalla Citroën DS garantiscono un comfort quasi surreale.

La trasformazione “Wagon”, opera tipicamente di carrozzieri inglesi come Harold Radford o altre firme specializzate, aggiunge un’incredibile abitabilità posteriore: legno lucidato, sedili ripiegabili, un baule che sembra un piccolo salotto viaggiante.

Interni: il club privato su ruote

Entrando a bordo si viene avvolti da una calma ovattata.

Le porte si chiudono con un suono che è più un toc, un colpetto garbato, senza nervosismo. La plancia in radica riflette come un piano lucido di un pub londinese illuminato a lume di candela. Tutto è solido, artigianale, fatto per durare più di una vita.

È un’auto che non si limita a trasportarti: ti ricorda chi sei, o forse chi vorresti essere.

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Tra brughiere e piccoli villaggi dove il tempo non corre

Mettiamo in moto.

Il V8 parte come se stesse inspirando profondamente dopo un lungo riposo: nessuno scatto, nessun ringhio. Solo un lieve brontolio aristocratico.

Usciamo da un vialetto di campagna nel Kent.

Davanti a noi, l’asfalto scuro, umido di pioggia, e le classiche siepi che delimitano le stradine strette. La Rolls non sfreccia: scivola. A 50 mph sembra fluttuare, e i rumori della strada si trasformano in un sottofondo lontano, come un vecchio vinile che gira in un’altra stanza.

Ci fermiamo davanti a un piccolo inn in pietra, la luce calda che filtra dalle finestre. Bambini che passano in bicicletta si voltano a guardare la grande Shooting Brake verde scuro: non la guardano come un’auto, ma come una creatura antica, elegante, quasi un animale mitologico.

Ripartiamo lungo un tratto di brughiere aperte.

Una leggera pressione sull’acceleratore e la Rolls risponde con un allungo morbido: non accelera, avanza. Non si arrabbia, non suda. Fa tutto con aplomb.

È impossibile non sentirsi parte di una storia più grande, come se ogni curva fosse un ricordo e ogni rettilineo un brindisi al passato.

Perché fa ancora sognare

Perché una Rolls Shooting Brake oggi suscita così tanta nostalgia?

Forse perché rappresenta un mondo in cui la bellezza aveva un ritmo più lento.

Un mondo dove si viaggiava per arrivare, non per correre.

Dove ogni gesto era curato, ogni dettaglio aveva un significato, e le automobili erano compagne, non strumenti.

È un simbolo di eleganza gentile e di lusso mai ostentato, di un’Inghilterra che non esiste più… o forse esiste ancora, nelle mattine nebbiose, quando si sente il profumo del tè che sale da una tazza ancora fumante.

Marius Depréde Pau

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