Foglie e leggende — 24 settembre: San Gerardo, la fede tra rocce e silenzi

In questo giorno, il 24 settembre, la Chiesa cattolica ricorda San Gerardo di Csanád (Sagredo), vescovo e martire, la cui vicenda intreccia spiritualità, coraggio e un destino segnato dal sacrificio, anche se sappiamo esattamente che oggi si festeggia Beate Vergine Maria della Mercede, noi però vogliamo andare un po’ più a fondo e sinceramente anche San Gerardo (uno dei tanti Gerardo) ha attirato la nostra attenzione.

Chi era Gerardo?

Originario probabilmente di Venezia, Gerardo era monaco benedettino e in età adulta divenne abate del monastero di San Giorgio. Venne chiamato in Ungheria, sotto il re Stefano, per cooperare all’organizzazione cristiana del regno, anche attraverso l’istruzione e la guida spirituale del sovrano. 

Nel 1046, in un periodo di turbolenze religiose e sociali, Gerardo fu assalito da movimenti pagani contrapposti alla Chiesa. Venne martirizzato il 24 settembre con inaudita brutalità: alcune fonti narrano che fosse lapidato, trafitto da lance, o trascinato da un carretto per poi essere gettato nel Danubio. 

La sua morte, però, non spense la sua fama: il culto di San Gerardo si diffuse rapidamente, e nel 1083 papa Gregorio VII riconobbe ufficialmente la sua santità. 

Simboli e leggende

Nelle rappresentazioni iconografiche, San Gerardo è spesso raffigurato con il pastorale vescovile e con un cuore trafitto da una lancia, simbolo del suo martirio e della passione vissuta per la fede. 

Un episodio emblematico della sua memoria è legato al monte che oggi porta il suo nome a Budapest, il Gellért Hill (monte San Gerardo): secondo la leggenda, il suo corpo — dopo essere stato assalito — fu gettato da quella collina nel Danubio. Il fiume, che abbraccia la città, custodisce il ricordo del sacrificio. 

La vicenda di Gerardo richiama l’idea della fede posta su rocce instabili, la luce che emerge dal sacrificio, e la tenacia di una vita consacrata al servizio spirituale.

Foglie d’autunno e tracce di memoria

In questa stagione in cui le foglie si tingono d’oro e ocra, il 24 settembre diventa giorno di riflessione sulle radici invisibili del nostro credo e sulle pietre della fede che resistono al tempo e al vento. San Gerardo ci parla da tempi lontani, ma la sua voce attraversa secoli: invita a resistere, a testimoniare, a coltivare speranza anche quando tutto sembra vacillare.

Così come le radici di un albero aggrappate alla roccia trovano nutrimento nella terra profonda, anche la fede di Gerardo si è nutrita lontano dai riflettori, nella dedizione silenziosa, nella guida, nell’amore per la Parola e nell’impegno profetico.

Oggi, ricordarlo significa anche guardare ogni pietra del nostro cammino, ogni frammento di storia, con occhi nuovi: chiedersi quali semi abbiamo seminato nelle nostre valli interiori, quali scelte abbiamo compiuto nella luce e nell’ombra, e quale passione siamo disposti a portare avanti, con umiltà e radicalità.

Redazione Foglie & Leggende

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