Il paese aggiunge un titolo e un sorriso alla porta della valle

Da venerdì 19 settembre, entrando a Chiusa San Michele lungo la statale 25 del Moncenisio (che venga da Sant’Ambrogio, da Vaie o da Condove), non si può più sbagliare: un nuovo cartello proclama con modestia e orgoglio che questo è il “Comune della Sacra di San Michele”. L’ha voluto il sindaco Riccardo Cantore e — diciamolo — è una di quelle cose non semplici che, però, cambiano subito l’aria del paese: un biglietto da visita chiaro, utile e un po’ scenografico.
Un nome che racconta
Chiusa San Michele non è nata per caso sotto il Pirchiriano. Anche il suo nome parla chiaro: “chiusa” richiama antichi passaggi, presidi e chiavistelli di pietra che controllavano la valle. Qui, tra mura, mulattiere e cancelli naturali, si capisce subito che la storia non è roba archiviata in un museo — è sotto i piedi, tra le pietre e i muretti a secco. Se avete tempo, cercate i segni di quel passato: non serve indossare un elmo da Longobardo, basta una buona scarpa e curiosità.
La Sacra: il panorama che si fa racconto
E poi c’è la Sacra di San Michele, l’attrice principale di questo teatro di roccia. Arroccata sul Pirchiriano, domina la valle con quella saggezza antica che hanno solo i luoghi che hanno visto passare secoli interi. Non è solo una bella foto da cartolina: è un complesso che parla di monaci, di scalini sudati da pellegrini, di restauri che l’hanno riportata a nuova vita. Chi ci sale lo sa: la fatica viene ripagata da una vista che ti congela un po’ il respiro — e lo riporta subito dopo con un senso di pace.
Perché il cartello conta (e non è solo vanità)
Mettere in bella vista la dicitura “Comune della Sacra di San Michele” è un gesto di orgoglio, certo, ma anche una mossa pratica. Un paio di buone ragioni:
Aiuta il visitatore a orientarsi: quando arrivi e leggi il nome sai dove sei e dove andare; non è poco. Valorizza il territorio: non c’è solo l’abbazia sopra, ma sentieri, borghi, storia minuta che merita di essere scoperta. Spinge chi abita qui a pensare in modo condiviso: turismo sì, ma fatto con cura e rispetto del paesaggio.
Insomma, non è una targhetta per vanità: è un invito a prendersi cura di ciò che si ha sotto il naso.
Un territorio che cammina (e che racconta)
Chiusa è una delle porte d’accesso alla Sacra, ma anche tappa naturale per chi ama camminare. I sentieri intorno al monte Pirchiriano collegano borghi, erbai e vecchie mulattiere: sono percorsi che mettono insieme il paesaggio e le storie della gente. Per chi arriva da fuori è l’occasione perfetta per fermarsi: una sosta al bar, due chiacchiere con gli anziani del luogo, una foto, e poi via verso i gradini della Sacra. Non serve correre: qui la bellezza si offre a chi sa rallentare.
Che cosa può portare questo riconoscimento
Con il nuovo titolo potremmo vedere piccoli ma concreti risultati: più visitatori curiosi, iniziative locali (mercatini, visite guidate, passeggiate tematiche), e forse anche una spinta per mettere a sistema l’accoglienza. Se il cartello è il primo passo, servono poi idee: cartellonistica chiara, percorsi segnalati e qualche proposta per far rimanere (e spendere) chi arriva.
Un invito alla scoperta (con leggerezza)
Se capitate in Valle di Susa, fermatevi: attraversate il paese, guardate in alto verso la Sacra, seguite uno dei sentieri e ascoltate le storie che il vento porta giù dalle pietre. E se qualcuno vi chiede dove siete stati, rispondete con orgoglio: «In una porta di storia chiamata Chiusa San Michele — ora ufficialmente Comune della Sacra». Magari fate anche una foto al cartello: Instagram ringrazierà.
Conclusione
Questo riconoscimento è più che una targa: è l’inizio di un racconto che il paese può decidere di raccontare a voce alta. Tra turismo, tutela e un pizzico di fantasia, Chiusa ha appena aggiunto una riga al proprio libro — e, se tutto va bene, molti visitatori saranno curiosi di leggere il capitolo successivo.
Marius Depréde Pau