✨ Santo del giorno — 17 settembre: Santa Ildegarda di Bingen, donna-erba, voce e visione

C’è chi ascolta il vento, chi legge le nuvole, e chi — come Ildegarda — ascolta la terra stessa e la traduce in canto e cura. Il 17 settembre, la Chiesa celebra Santa Ildegarda (Hildegard) di Bingen: mistica, monaca, compositrice, medica e naturale — una donna che fece della conoscenza del creato una vera teologia del senso.

Un profilo nella luce e nell’erba

Ildegarda nasce nel cuore dell’XI secolo e vive tra visione e lavoro quotidiano: come badessa al monastero del Rupertsberg, raccoglie rivelazioni che verranno trascritte nel celebre Scivias, compone melodie sacre che sembrano respirare l’aria dei boschi, e compone trattati di erboristeria e medicina popolare — testi in cui la cura del corpo è insieme cura dell’anima. Figura totale e forte, è ricordata come una delle prime «dottore» donne della spiritualità cristiana: una che affermò con coraggio che il sapere non è privilegio, ma dono.

Leggende e frammenti di vita

Si racconta che Ildegarda, mentre passeggiava tra i giardini del monastero, dialogasse con le piante: ne ascoltava i sussurri, ne annotava l’uso, ne cantava i nomi. Le sue melodie — sospese, alte, quasi eteree — avrebbero la capacità di portare il cuore verso un ascolto più profondo. Si dice anche che le sue erbe curassero febbri e malinconie, e che le sue prescrizioni fossero semplici ma efficaci: una medicina che nasceva dalla pazienza e dall’osservazione.

Perché celebrarla oggi?

Il 17 settembre è il giorno in cui, da anni ormai, Ildegarda viene ricordata come esempio di sintesi: fede e scienza, musica e erbe, visione e lavoro contadino. In un’epoca in cui la frammentazione è spesso la regola, la sua figura ci suggerisce di ricomporre: ascoltare il corpo, la terra, e le storie che ogni foglia porta dentro.

Una pratica ispirata a Ildegarda — infuso della saggezza

Per onorarla in modo semplice (e profumato), prova questo piccolo rito domestico ispirato alle sue erbe — un gesto dolce da fare al crepuscolo.

Ingredienti per una tazza

1 cucchiaino di camomilla 1 cucchiaino di melissa (lemon balm) 1 pizzico di scorza d’arancia essiccata miele a piacere

Preparazione

Scalda l’acqua senza bollore furioso; versa le erbe e lascia in infusione 6–8 minuti. Filtra, addolcisci con un cucchiaino di miele e bevi guardando fuori dalla finestra: pensa a una cosa da lasciare andare e a una da coltivare.

Questo infuso è rituale e cura: perché, come Ildegarda insegnava, prendersi cura del corpo aiuta la mente e apre la porta alla visione.

Musica e parola: cosa ascoltare

Metti in sottofondo un frammento di Ordo Virtutum o un brano ispirato alle melodie medievali: la voce sospesa, i toni antichi, aiutano a risintonizzare il respiro e a fare spazio al silenzio. Anche la musica registrata da ensemble che reinterpretano Ildegarda (con dolcezza e rispetto) è perfetta per un pomeriggio di scrittura o cucina lenta.

Santa Ildegarda ci ricorda che la sapienza può avere mani rugose e voce alta. Che la cura nasce dall’attenzione. Che ascoltare le piante non è follia, ma grammatica del mondo. In questo 17 settembre, fermiamoci un istante a odorare le erbe, ad ascoltare una melodia antica, a prendere una tazza calda che sa di cielo e terra.

Perché, come lei suggerirebbe, la via alla conoscenza passa anche — e soprattutto — dal profumo delle cose semplici.

Redazione Foglie & Leggende

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