Nel cuore della Valle di Susa: quando le masche incrociavano il rogo

Nel cuore della Valle di Susa: quando le masche incrociavano il rogo

Nella silenziosa Valle di Susa, tra boschi fruscianti e rocce alpine, si intrecciano storie di superstizione, paura e, purtroppo, persecuzione. Un luogo abitato da gente semplice, ma immersa in un mondo dove l’inspiegabile era spesso attribuito al soprannaturale.

Le masche e le credenze popolari

Nei racconti tramandati di generazione in generazione, le masche—ossia le streghe—erano figure ambivalenti: a volte spiriti dispettosi, altre incarnazioni di un male più oscuro. Si pensava potessero trasformarsi in gatti, capre, serpenti o uccelli, e compiere magie pericolose contro chi le ritenesse responsabili di sventure o malattie  .

Inverno e veglie notturne erano il terreno fertile per queste storie: all’improvviso un gatto nero spegneva le candele, una mucca seguiva i viandanti solo per scomparire misteriosamente… racconti che seminavano il terrore e alimentavano dicerie, specialmente tra i bambini  .

Per proteggersi, si faceva ricorso all’acqua santa, all’ulivo benedetto o all’imposizione della croce. E laddove la tradizione popolare evocava spiriti maligni, si dava spazio anche al corteo delle fate, protette da forze più benevole  .

I processi veri: paura, tortura e roghi

Là dove il confine tra mito e realtà si assottigliava, s’innestava il potere della Chiesa inquisitoria. Già nel XIV secolo, accuse di stregoneria — spesso confuse con eresia o magia — cominciavano a degenerare in processi severi  .

Un episodio drammatico del 1365 vide l’inquisitore Pietro Cambiano accoltellato a Susa dopo una predica fervente contro gli eretici. Un segno tangibile della tensione tra autorità religiose e comunità locali  .

Nel XV secolo, le accuse si fecero più sistematiche:

1424: Jannette Garcine, vedova di Exilles, fu condannata al rogo come strega invocatrice del demonio  . 1429–1430: a Chiomonte, quattro donne e un uomo furono torturati e bruciati vivi  . 1435–1436: a Bardonecchia, una confessione sotto tortura portò a accuse di orge sataniche; a Exilles, sei abitanti furono “assolti” solo dopo essere già stati giustiziati — un amaro paradosso legale  .

Procedimenti proseguirono nei secoli successivi, con accuse sempre più standardizzate. Una delle ultime vittime fu Margherita Richetto di Chianocco, arrestata nel 1742 e morta incarcerata nel 1746, anch’essa indicata come masca pericolosa  .

Perché questa storia ci tocca oggi?

Perché parla di paura, ma anche di ingiustizia. Di come la superstizione — combinata a potere, isolamento e ignoranza — possa diventare un’arma letale contro chi non si uniforma. O, peggio ancora, contro chi semplicemente viveva al margine.

La Valle di Susa, con i suoi paesaggi severi e le sue luci tremolanti, diventa teatro di un dramma umano: di donne, di vecchie, di vedove, accusate di cose mai fatte.

Fonti principali

Articolo “Le masche – Planet Cordola” 

Blog “Caccia alla streghe in Valle di Susa” – Laboratorio Alte Valli 

Redazione Foglie & Leggende

Marius Depréde Pau

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