Saga di Sigrun e del Cinghiale Invernale

Saga di Sigrun e del Cinghiale Invernale

Nei giorni in cui il sole dormiva dietro il velo d’inverno,

quando le onde del fiordo tacevano e il ghiaccio serrava le porte del mondo,

viveva Sigrun, figlia della Notte Lunga,

che conosceva le rune delle tempeste e il canto dei corvi.

Ella dimorava sola,

in una casa di tronchi anneriti dal fumo,

sul confine tra la terra degli uomini e il regno degli spiriti.

Accadde che, in un inverno di fame,

mentre ella camminava nella neve alta come un uomo,

udì un grugnito possente.

Lì, tra betulle piegate dal gelo, stava un cinghiale dal vello ispido come il pennacchio degli dèi guerrieri.

Il Cinghiale la seguì,

come se sapesse la via del suo focolare.

Portò con sé ghiande, radici, e calore nella lunga notte.

Sigrun, che parlava poco persino agli spiriti,

aprì la bocca per rivolgere parole a un essere vivente:

e le parole si fecero molte, e calde come idromele.

Ma giunse il giorno della grande decisione:

le ossa del pane erano finite,

e l’ombra della fame sedeva alla sua tavola.

Sigrun impugnò il coltello forgiato nella luna d’argento.

E il Cinghiale la guardò.

In quegli occhi scuri, ella vide il volto di un fratello perduto tra le nevi

molti inverni prima.

Il braccio si fermò, il coltello cadde.

Il fuoco lo inghiottì.

Primavera tornò con il grido delle oche selvatiche,

e il Cinghiale prese il sentiero del bosco, libero come vento del Nord.

Sigrun restò sola,

ma da quel giorno, il gelo non osò più toccarle il cuore.

Massima degli Skald

“Più forte della lama è la mano che sceglie di non colpire.”

Tratto dal Libro “Fiabe Nordiche “ 1978

Marius Depréde Pau

Lascia un commento