La leggenda dell’esercito fantasma – Chiusa di San Michele.

Titolo: L’esercito fantasma del Rio Pracchio – La leggenda di Chiusa di San Michele

Pubblicato su Foglie & Leggende – 31 ottobre o giù di lì…

Quando le giornate si accorciano e i boschi intorno a Chiusa di San Michele si ammantano di nebbia e silenzio, c’è chi giura di sentire un suono lontano tra le fronde: un clangore metallico, il rullare cupo di tamburi, e soprattutto… passi. Passi pesanti, scanditi come quelli di un manipolo in marcia. Ma nessuno si vede. Nessuno.

Benvenuti nella leggenda dell’Esercito Fantasma del Rio Pracchio, una delle storie più affascinanti (e inquietanti) della valle di Susa, dove storia e mistero si intrecciano nel vento di novembre.

Il contesto storico: Carlo Magno e le mura longobarde

Torniamo indietro nel tempo, al VIII secolo. Siamo ai tempi dell’assedio del re franco Carlo Magno contro l’ultimo baluardo longobardo: Adelchi, figlio del re Desiderio. Le cronache raccontano di battaglie epiche e marce forzate tra le montagne, di strategie ardite per aggirare le difese naturali che i Longobardi avevano eretto nei pressi della Chiusa.

Per spezzare le linee nemiche, si dice che Carlo Magno abbia inviato un piccolo esercito – forse un reparto scelto, forse solo una pattuglia di esploratori – guidato da un diacono di nome Martino. Il compito: scendere lungo il corso del Rio Pracchio, insinuandosi tra le gole per sorprendere Adelchi da dietro.

Ma nessuno li vide mai arrivare. Nessuno, mai più, li vide tornare.

La leggenda: rumori tra le fronde e armature nella nebbia

A Chiusa di San Michele, la leggenda non è mai svanita. I più anziani raccontano che tra il 1° e il 4 novembre, quando l’autunno è ormai maturo e le foglie cadono fitte come silenzi, capita ancora di sentire i rumori dell’esercito disperso: il tintinnare delle armature, lo scalpiccio ritmico di piedi in marcia, persino ordini sussurrati in una lingua antica.

Si dice che il Diacono Martino, con il volto pallido e la tonaca fradicia di pioggia, preceda ancora oggi il corteo fantasma, condannato a cercare per l’eternità la via che avrebbe dovuto aggirare le mura longobarde.

C’è chi afferma di aver visto, in certe notti particolarmente umide e silenziose, una fila di ombre stagliarsi lungo il costone, all’altezza del Rio Pracchio, come sagome scolpite nel vento. Passano e scompaiono. Sempre in marcia. Sempre verso qualcosa che non raggiungeranno mai.

Realtà o suggestione?

Che siano i ricordi del passato a imprimersi nel paesaggio o semplicemente gli scricchiolii della foresta, sta a voi deciderlo. Ma da queste parti si dice: “Quando senti i passi, non chiamare. Lasciali passare”.

E se vi capita di camminare lungo il sentiero del Pracchio nei primi giorni di novembre, magari al tramonto… tenete le orecchie aperte. E gli occhi bassi. Non è gentile interrompere un esercito in marcia da oltre mille anni.

Curiosità:

Il nome “Pracchio” secondo alcuni deriverebbe da “Pratum Clavum”, prato chiuso, in riferimento a un’antica zona di accampamento. Il Diacono Martino non compare in cronache ufficiali, ma il suo nome è tramandato solo oralmente. Alcuni credono fosse un uomo di fede, altri una spia longobarda infiltrata. Nel 1936, un contadino disse di aver ritrovato un elmo medievale nel letto del torrente. Nessuna conferma ufficiale, naturalmente.

Conclusione:

Chiusa di San Michele custodisce memorie antiche, e non tutte vogliono essere disturbate. Tra le sue rocce, nei boschi che si stringono intorno al Rio, c’è qualcosa che ancora cammina. E se vi pare di sentire qualcosa… non è solo immaginazione. È storia che respira.

Vuoi esplorare il sentiero del Rio Pracchio e scoprire di più? Scrivici nei commenti le tue esperienze o vieni a trovarci sul blog per altre storie sospese tra leggenda e realtà!

✨ Foglie & Leggende – dove il tempo racconta, e noi ascoltiamo e a breve un evento sull’argomento.

Marius Depréde Pau

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