L’incanto delle lucciole – Delfina Croce

Diario di Delfina Croce Mascha

Prefazione

Nel cuore segreto delle Alpi, tra i silenzi odorosi di bosco e le acque che cantano antichi sortilegi, una giovane donna dell’Ottocento, Delfina Croce Mascha, custodiva nei suoi diari pensieri, incanti e desideri. Nella notte del 17 giugno 1882, alla luce tremula della luna e delle lucciole, scrisse una delle pagine più delicate e misteriose della sua raccolta intima: l’Incanto delle Lucciole, un rituale poetico per cercare il vero amore, ispirato alla natura e tramandato da voce in voce tra donne sagge e anime sensibili.

Questa testimonianza – a metà fra confessione e incanto – è un frammento di quell’Italia di fine secolo dove il mondo naturale era ancora specchio dell’anima, e la ricerca del cuore passava per simboli, silenzi e piccole magie fatte di fiori, luce e attesa.

Riproponiamo oggi questo scritto nella sua forma originale, per restituire non solo la bellezza di un’epoca lontana, ma anche la possibilità, per chi legge, di lasciarsi toccare da quel soffio di incanto e delicatezza che ancora vive tra le pagine, tra le fronde e tra le stelle.

Che la luce delle lucciole illumini ancora la via verso l’amore che attende.

Marius Depréde Pau

L’incanto delle lucciole per trovar l’amore

Valle di Susa, notte di Giugno, 1882

Notte del 17 Giugno, Anno del Signore 1882

La luna s’è levata alta, rotonda e lucente, sopra le cime degli abeti, specchiandosi nella quieta acqua del ruscello. Vi è in essa un che di muto presagio, come se portasse parole che il cuore intende benché l’orecchio non udisca. Ho atteso il calare del sole per inoltrarmi nel bosco, là dove i fiori selvatici chiudono i petali al riposo e le lucciole danzano come spiriti d’oro.

In questa sera, sospinta da un desiderio che in me s’accende da molti dì, ho compiuto l’incanto delle lucciole, antica usanza che mi fu narrata da nonna Isidora, la quale l’avea imparata da una donna dei monti, che a sua volta lo seppe da un frate errante. Si dice che col lume delle lucciole si possa svelare la verità nascosta del cuore e chiamare il vero amore, quello che sa di anima e non di solitudine.

L’Incanto delle Lucciole

(da eseguirsi in una notte di mezza luna di giugno)

Alla prima comparsa della luna, raccogli tre fiori ancora chiusi (io scelsi una genziana, un’orchidea selvatica e una campanula blu) e adagiali su una pietra piatta presso l’acqua corrente. Accendi, se il cielo lo consente, una candela bianca o argentata, e pronunzia a bassa voce i versi che seguono:

“Oh luce che fuggi e ritorni,

che danzi in volo senza catene,

porta a me colui che mi scorge

nel sogno e nel giorno, tra selva e sirene.

L’amore non chieda parola né volto,

ma cuore che riconosce il mio palpito sciolto.”

Chiudi gli occhi, e lascia che una lucciola posi la sua luce sul tuo petto o sulla tua mano. In quell’attimo, visualizza il volto d’un amore che ancora non hai, ma che t’attende. Infine, lascia andare i fiori sull’acqua: se la corrente li porta dolcemente via, è segno che il cuore è pronto. Se restano, il tempo non è giunto.

Così feci, e così vidi. Una sola lucciola, tra tante, posò la sua fiammella lieve sulla mia palma. Non m’ardì di trattenerla, ché l’amore, come le lucciole, non si tiene in pugno, ma si contempla.

Rientrai al mio scrittoio con una pace nuova nel cuore. Forse l’amore verrà, forse no; ma questa notte io l’ho invocato col linguaggio della luce e della Natura, e ciò, già di per sé, mi rende più vicina al sogno.

Con cuore sereno,

Delfina


🌿 Stelle della Terra 🌟
di ispirazione ottocentesca


Nel velluto del bosco profondo,
dove tace la voce del giorno,
s’accendono piccole stelle,
che al cielo rubano il ritorno.


Non treman lassù fra le nubi,
né danzano in mari lontani,
ma brillano lievi sull’erba,
tra i tronchi, nei cavi, fra i rami.


Son lucciole, fate di luce,
che vegliano sogni e segreti,
sussurrano ai cuori smarriti
che l’amore cammina coi lieti.


Una, posata su un fiore,
m’ha detto: «Non serve cercare,
chi brilla davvero nel petto,
saprà da sé come amare».


Così nella notte d’estate,
cammino in silenzio e respiro,
le stelle son tutte vicine,
e il cielo… mi pare più vivo. Marius

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