
🍒 Poesia – La ciliegia e San Michele 🗡️
Nel cuore alpino, tra pietra e sentieri,
cresceva una ciliegia dai frutti sinceri.
Rosso profondo, con polpa di fuoco,
maturava al silenzio, mai in modo fioco.
Tra i rami antichi, vegliava un arcangelo,
spada di luce, sguardo limpido e candido.
San Michele la osserva, tra cielo e collina,
sapendo che ogni frutto ha la sua divina china.
«Tu che resisti al tempo che muta,
sei voce del cuore, promessa perduta.
Ora ritorni, memoria che canta,
tra mani pazienti e terra che incanta.»
E quando nel borgo tornò la speranza,
una dolcezza fiorì con costanza:
ciliegia del luogo, del santo protetta,
rinacque in un dolce, in una festa perfetta.
Così San Michele, tra fronde e silenzi,
protegge ogni ramo, ogni frutto che pensi.
E Chiusa risplende, con fierezza gentile,
d’una storia che torna, d’un sapore sottile. Marius
🍒 La Ciliegia di Chiusa di San Michele: il ritorno di un frutto antico e di un’identità dolce

Nel cuore della Val di Susa, stretto tra boschi e monti, il piccolo paese di Chiusa di San Michele cela un segreto rosso e lucente: la sua antica ciliegia, un frutto dimenticato che oggi sta rinascendo, con la forza della memoria e il profumo della tradizione.
🌳 Un frutto con una storia centenaria
La ciliegia di Chiusa di San Michele veniva coltivata e venduta sin dai primi decenni dell’Ottocento. Non era solo una fonte di reddito, ma anche un orgoglio locale: il suo colore scuro, il sapore dolce con una vena acidula, la resistenza naturale della pianta la rendevano adatta sia al consumo fresco che alla trasformazione.
Per quasi un secolo fu un piccolo gioiello commerciale, venduto nei mercati piemontesi e torinesi. Ma poi, lentamente, qualcosa cambiò.
Con l’arrivo del Novecento e la trasformazione dell’economia rurale, il paese virò verso il legname e le castagne, più redditizi e meno delicati da gestire. Le ciliegie rimasero solo negli orti di famiglia, colte da mani rugose, messe in crostate e conserve, custodite nel silenzio affettivo delle cucine.
🌿 Una pianta che ha resistito al tempo
Eppure, la pianta non si è mai arresa. Ancora oggi, nei cortili antichi, lungo vecchie mulattiere o accanto a rustici dimenticati, qualche ciliegio “di Chiusa” resiste. Cresce, fiorisce, dona i suoi frutti come se nulla fosse cambiato. Le nonne lo riconoscono subito: «Questa è la ciliegia vera, la nostra».
🍰 Il progetto: farla rinascere con un dolce tutto suo
Oggi, un gruppo di abitanti, agricoltori e appassionati del territorio ha dato vita a un progetto: riportare la Ciliegia di Chiusa di San Michele alla luce, coltivandola nuovamente in forma comunitaria e valorizzandola con la creazione di un dolce tipico, che la celebri e la racconti.
Il dolce, ancora in fase di sperimentazione, sarà:
rustico e autentico, come la terra che lo genera, con una base forse di castagne o farina di nocciole (altro frutto del territorio), farcito o guarnito con composta di ciliegie antiche, e un profumo d’erbe alpine o liquore locale.

L’obiettivo non è solo gastronomico, ma culturale: restituire al paese un simbolo, un sapore identitario, un ponte tra passato e futuro.
✨ Una storia che profuma di favola
Si narra che, un tempo, ogni famiglia custodisse un ciliegio piantato alla nascita di un figlio. La pianta cresceva con lui, e il giorno in cui i frutti maturavano, si diceva che l’anima del bambino stesse fiorendo. Le ciliegie più belle venivano portate in dono alla festa del paese, dove si danzava tra i rami intrecciati e i cesti pieni.
Poi il tempo le ha nascoste, come si nasconde una lettera sotto la sabbia.
Ora, la lettera è stata ritrovata. E Chiusa di San Michele la sta rileggendo, assaporando ogni parola, ogni frutto, con la promessa di non dimenticare mai più.
📌 Segui il progetto della Ciliegia di Chiusa di San Michele
Eventi, degustazioni, laboratori per riscoprire e coltivare un’identità.
Una ciliegia non fa primavera, ma può far rinascere un paese.
Marius Depréde Pau