Dialogo con una quercia, cappello buffo

Una storia che fa riflettere

Proprio ieri sera mi è capitato tra le mani un vecchissimo libro, un libro di fiabe, di racconti di gran significato

Non vi nascondo che mi sono anche un po’ commosso perché erano storie che io ascoltavo da bambino vicino al camino acceso, sì perché l’inverno era il momento esatto in cui le storie insieme al camino si accendevano, il profumo del latte appena bollito, il profumo dei biscotti infornati per la mattina dopo e il profumo del tabacco del nonno che fumava la pipa guardando fuori dalla finestra, probabilmente anche lui ascoltava le storie che la nonna leggeva e probabilmente aveva ripreso quella parte di bimbo che non aveva mai vissuto

La quercia e l’uomo da cappello buffo, suona davvero come un un piccolo racconto che può anche insegnare qualcosa, risvegliare in noi il bimbo o la bimba che per molti anni è rimasta assopita.

La quercia e il cappello buffo

🌳 Dialogo con la Quercia

Il sole stava calando dietro le colline, tingendo d’oro le foglie del bosco. In cima a una radura solitaria, una vecchia quercia si ergeva da secoli, immobile e silenziosa. Ma quella sera, qualcosa cambiò.

Un uomo dal passo leggero e lo sguardo obliquo salì il sentiero. Indossava un mantello liso, stivali da pirata… e un cappello enorme, a cono, con una piuma azzurra che sembrava viva.

Era Cappello Buffo, e si fermò davanti alla quercia.

🌳 Quercia:

«Chi calpesta il mio tappeto d’erba senza chiedere permesso?»

🎩 Cappello Buffo:

«Io. Ma ho chiesto il permesso al muschio e lui ha detto che era solletico.»

🌳 Quercia (sospira):

«Gli umani e le loro risposte… Che cosa cerchi, viandante dal cappello ridicolo?»

🎩 Cappello Buffo:

«La domanda, mia cara legnosa. La risposta già ce l’ho.»

🌳 Quercia:

«Ah! Un filosofo… o un pazzo. Spiegati meglio, piuma ambulante.»

🎩 Cappello Buffo (ride):

«La risposta è: “perché no?”. E ora cerco la domanda giusta da appiccicarci sopra.»

La quercia tacque per un momento. Il vento le frusciava tra i rami come pensieri antichi.

🌳 Quercia:

«Potrebbe essere: “Vuoi parlare con un albero che pensa?”»

🎩 Cappello Buffo:

«Mh… no, troppo semplice. Forse: “Si può essere saggi senza avere le radici nel fango?”»

🌳 Quercia (annuisce lentamente):

«Bella domanda. Le radici conoscono segreti che le foglie dimenticano ogni inverno.»

🎩 Cappello Buffo:

«E i rami?»

🌳 Quercia:

«Sperano. Sempre. Anche sotto la neve.»

Cappello Buffo si sedette contro il tronco ruvido e chiuse gli occhi per un istante.

🎩 Cappello Buffo:

«Quanti ne hai visti passare, vecchia amica di corteccia?»

🌳 Quercia:

«Re e rospi. Amanti e assassini. E ora tu. Il più strano.»

🎩 Cappello Buffo (sorridendo):

«E la piuma, l’hai vista anche lei?»

🌳 Quercia:

«Lei… è nuova. O molto antica. Vibra come le domande senza tempo.»

Silenzio. Il sole era sceso. La prima stella comparve nel cielo.

🌳 Quercia:

«Resterai?»

🎩 Cappello Buffo:

«Solo per stanotte. Poi devo andare a cercare un tramonto che non finisce mai.»

🌳 Quercia:

«Allora domani ti dirò un segreto. Uno solo, ma lungo mille radici.»

🎩 Cappello Buffo:

«Affare fatto. E in cambio… ti lascerò una piuma.»

Quella notte, il bosco sognò. E quando il sole sorse, il vento portava con sé risate leggere e una domanda ancora sospesa.

E il vento cantava …

🌙 Sotto la Luna, le Radici Parlano

La notte stillava rugiada leggera

e il cielo, disteso, taceva ogni guerra.

Cappello Buffo dormiva sereno,

col capo poggiato sul muschio terreno.

Ma la Quercia, vegliava. Non dorme un albero antico.

Respira le stelle. Ricorda ogni amico.

E mentre la luna rifletteva l’argento,

la voce del legno parlò col suo vento.

🌳 Quercia (sottovoce):

“Nel cuore profondo del mondo c’è un filo,

che unisce la foglia, la pietra e il sigillo.

Chi ascolta la terra con mente pulita,

sente la linfa cantare la vita.”

🎩 Cappello Buffo (mezzo sveglio):

“È la poesia, questo suono che vibra?”

“O è solo un sogno con radici di fibra?”

🌳 Quercia (dolce):

“È entrambe le cose, e anche di più.

È ciò che rimane quando svanisci tu.

È il passo del tempo inciso nel tronco,

è il silenzio che pesa più d’un fiume gonfio.”

Cappello Buffo si alzò lentamente,

il suo sguardo brillava di lune recenti.

Tirò fuori dal cappello un oggetto curioso:

una piuma d’argento, dal bordo frondoso.

🎩 Cappello Buffo:

“Tieni, vecchia saggia dal cuore profondo,

questa è la piuma del Viaggio Secondo.

Chi la possiede può dire davvero,

di aver visto il confine tra sogno e pensiero.”

La Quercia si scosse, le foglie vibrarono.

Le stelle più vicine quasi si spostarono.

🌳 Quercia (commossa):

“Ti ho atteso, viandante dal nome ridicolo,

ora so che perfino l’assurdo è poetico.

Resta un momento, ascolta il mio cuore:

batterà per te una sola ora ancora.”

E lì, nel silenzio che precede l’aurora,

l’albero e l’uomo parlarono ancora.

Non con parole, ma con intuizione,

come fa la pioggia con ogni stagione.

Quando il sole salì, la radura era vuota,

ma tra le radici brillava una nota:

una piuma d’argento, con venature di vento,

e un’eco nel bosco, che dura nel tempo.

E così la quercia fece i suoi ultimi battiti e capì che quell’uomo del capello buffo non era altro che colui che l’avrebbe accompagnata verso l’ultimo viaggio, non un viaggio definitivo ma un viaggio dove c’era una sola strada, la vita che porta alla rinascita.

Cappello buffo si alzò, accarezzò la corteccia della vecchia amica cadde una ghianda la prese al volo, cammino ore e ore, giorni e giorni senza mai fermarsi cantando canzoni ai più sconosciute e parlando lingue mai udite

Arrivò in una radura dove il sole era alto insieme alla luna la terra bagnata profumava di tempo e il vento cantava e giunto il tempo.

Prese la ghianda che sembrava d’argento, la mise in terra la guardò e sorrise, con il suo bastone fece un piccolo foro e tutto il bosco cantò in coro: “è arrivata la nuova vita è arrivata la nuova speranza proteggeremo la quercia finché non potrà farlo da sola e noi saremo uniti come un’anima sola”

Cappello buffo, misera ghianda nel piccolo foro accarezzo la terra guardò in alto sorrise e fece cadere due lacrime proprio dove c’era la ghianda. Accarezzò il terreno e riprese il suo cammino cantando canzoni che ancora oggi segnano il destino.

Marius Depréde Pau

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