“Sapienza contadina: i gesti del mattino della Masca”
Scritto da Delfina Croce, Masca del 1885

Quando il gallo cantava e l’alba tingeva i tetti di rame delle case piemontesi, ogni buona donna si alzava in punta di piedi, non solo per accudire la casa, ma anche per proteggere l’anima e la terra dai guai invisibili. Così facevo anch’io, Delfina Croce, detta la Masca — strega sì, ma del buon senso, della saggezza contadina che parla col vento e con le erbe. Ogni gesto mattutino, ogni parola sussurrata tra le stanze fredde, aveva un peso, un potere, una radice.
Ecco i miei piccoli rituali del mattino, tramandati da madre a figlia, da mascha a mascha, tra la nebbia e il silenzio delle colline.
1. La scopa girata all’ingiù dietro l’uscio
“Scopa a terra e setole in giù,
via malocchio, porta tabù.”
Prima di ogni cosa, la scopa. La si metteva dietro l’uscio con le setole rivolte verso il basso: così gli spiriti maligni, entrando, inciampavano nei pensieri contorti e se ne tornavano da dove erano venuti. Una scopa nuova, non regalata, era un talismano potente. Mai usare la scopa dopo il tramonto: smuoveva l’ombra e svegliava chi non doveva.
2. Un bicchiere d’acqua, sale grosso e un pizzico di fede
“Acqua chiara, sale marino,
custodisci il mio mattino.”
Sul davanzale della cucina, un bicchiere d’acqua con tre pizzichi di sale grosso. Lì rimaneva tutta la giornata, a raccogliere gli occhi cattivi, le parole velenose, i sospiri neri. La sera si buttava lontano dalla soglia, mai nello scarico. Se l’acqua si intorbidava, c’era da bruciare due foglie di alloro.
3. Il bastone della polenta sotto il letto
“Bastòn ‘d polenta, resteme fianc,
ch’i malnòcc a l’é nen mai tant.”
Il “cucinòt”, bastone di legno per girare la polenta, si teneva sotto il letto o dietro la porta della stanza da letto. Simbolo di radicamento e protezione, veniva sfiorato ogni mattina con la punta delle dita e si mormorava una preghiera silenziosa per la fertilità della terra e la pace nella stalla.
4. Tre tocchi alla stufa a legna prima di accenderla
“Una per la terra, una per il pane,
una per chi l’anima sana.”
La stufa era il cuore della casa. Prima di accenderla, tre piccoli tocchi con la mano sinistra. Così si chiamavano le presenze buone, gli spiriti degli avi, perché il fuoco non fosse solo calore ma anche memoria. Mai accendere il fuoco con rabbia: avrebbe bruciato storte le giornate.
5. Una goccia di latte alla terra
“Prima del caffè, la terra beve:
che il latte porti ciò che serve.”
Il primo filo di latte del mattino, appena munto o versato dalla bottiglia, si offriva alla terra, sulla soglia o nel cortile. Un gesto piccolo, ma potente: un modo per dire grazie, per restare umili, per nutrire ciò che ci sostiene. Chi saltava questo gesto, si diceva, finiva con il latte guasto e il pane duro.
6. Il pettine sul davanzale
“Pettino l’aria, tolgo il pensiero,
guai e sospetti li mando via davvero.”
Un pettine di legno, lasciato sul davanzale della finestra orientata a est. Ogni mattina, si passava tra i capelli con tre colpi lenti, poi si poggiava lì, come a pettinare il giorno che iniziava. Serviva a sciogliere i nodi della notte e a tenere lontani i pettegolezzi del borgo.
Questi gesti non erano superstizioni: erano sapienza, erano connessione. Le mie mani ancora li ricordano, anche se le dita tremano. Chi li fa, non invoca magia: custodisce equilibrio. Perché ogni giorno può essere sereno, se lo si comincia con rispetto, silenzio, e un pizzico di sale.
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Scritta col cuore,
Delfina Croce, Masca dell’anno 1885
Tra nebbie di Langa e sussurri di castagne.
Tradotto da Marius Depréde Pau