
Questa pagina del diario è molto articolata, sono presenti disegni e simboli che dobbiamo ancora decifrare, comunque la parte più comprensibile l’abbiamo tradotta, trovo che sia molto affascinante e un argomento di cui si parla poco e quindi abbiamo deciso di approfondire.
Intanto buona lettura
Diario di Delfina Croce
Anno del Signore 1883, notte di Luna piena
La notte si stende sul mondo come un velo di seta, e la luna piena sorge nel cielo candida e perfetta, riflessa tremula nell’acqua della fonte. Nell’aria freme un silenzio d’attesa, rotto solo dal mormorio del vento tra i rami nudi del sambuco.
Ho preparato la cenere, setacciata fina, memoria arsa di legno antico e sacro. L’ombra mia si allunga sul muro, nera e silente, compagna fedele che mi segue ovunque io vada. Ma stanotte, sotto questa luce argentea, essa non è più solo un riflesso: l’ombra si desta, respira, si fa viva.
Traccio con la cenere il cerchio attorno a me, e nel cuore della notte recito la filastrocca che la nonna mia mi insegnò, quando ancora bambina spiavo il lume tremolare sulle sue dita nodose:
“Ombra mia, che mi segui e mi sai,
non lasciar che il male mi avrai.
Sotto la luna, sotto il vento,
divieni scudo, fuoco e incanto.
Sambuco e cenere, acqua di fonte,
difendi la casa, la porta e il ponte.
Chi porta inganno, chi porta malia,
lontano lo caccia la scorta mia.”
Le parole danzano leggere nell’aria e l’ombra mia si muove, ondeggia, muta. Un brivido mi percorre la pelle, ché sento il suo sguardo su di me, non freddo, non ostile, ma vigile, attento. So che ormai essa veglia su questa dimora, e su di me, e nulla di oscuro potrà oltrepassare la soglia.
Chiudo il diario. Spengo il lume. Stanotte dormirò senza timore.
Delfina Croce
Anche Marius Decrespe affrontò l’argomento con approfondimenti, che pubblicheremo, anche molto interessanti, ecco che pubblico parte di queste ricerche.
Sui molteplici incanti delle ombre
Dalle annotazioni di Marius Decrespe
Le ombre sono un mistero che cammina al fianco dell’uomo, senza mai staccarsi, senza mai parlare, eppure ricche di segreti che pochi sanno scrutare. Esse sono l’eco muta della nostra esistenza, prolungamento del corpo e, per chi sa vedere oltre il visibile, anche dell’anima.
Gli incanti che riguardano le ombre sono molti, e alcuni velati ai più. Vi sono coloro che, con arte sottile, le risvegliano, rendendole custodi e sentinelle contro il male. Altri ne traggono presagi, leggendo nel loro ondeggiare sulle pareti il sussurro di eventi a venire. E ancora, vi è chi le lega a vincoli di oblio, nascondendo memorie e segreti tra i loro contorni sfuggenti.
Ma tra tutti gli incanti, uno mi colpisce più degli altri: quello che tramuta l’ombra in difesa, in scudo contro le forze oscure. Ho udito di rituali in cui la cenere di sambuco, l’acqua di fonte e il lume lunare rendono l’ombra non solo presenza, ma entità viva, capace di vegliare sul suo signore e sulla sua dimora. Vi è in questo un principio antico, un legame fra ciò che siamo e ciò che proiettiamo nel mondo.
Conclusione è dunque che le ombre non sono solo un riflesso del corpo, ma un tramite, un varco, una possibilità. Esse serbano le tracce di ciò che siamo stati e, forse, di ciò che saremo. Per questo, chi sa maneggiarne gli incanti cammina tra i veli del mondo con passo sicuro, protetto non solo dalla luce, ma anche dal buio che la segue.
Marius Decrespe Lione 1885
