Incanto del chiodo oscuro

Delfina Croce, diario degli incanti.

Oggi vi presento una pagina molto interessante, la traduzione è stata complessa poiché la pagina era molto deteriorata, grazie alle sapienti mani di un caro amico siamo riusciti a riportare in vita tutte le parole.

Tenete presente che vi erano degli appunti che non sono riuscito a decifrare (almeno non tutti) comunque riporto integralmente ciò che ho trovato.

9 Febraio 1883

Oh notte oscura e silente, ove la luna nera s’erge come segno di arcani misteri, in questo dì io scrivo del Gran Chiodo d’Incanto, ché in esso risiede forza e dominio. Or lo racconto, ché chi sa intendere, sappia operare.

Il chiodo di ferro, grande e pesante, va tratto d’un’antica porta o d’un legno ch’abbia patito la furia del tempo. Non sia novello, ché di giovine metallo nulla si ottiene. Esso s’adagia su una coppa colma d’acqua pura, raccolta a mezzanotte, quando il vento tace e le stelle vegliano sole.

Qui si versa cenere di gheriglio di noce, ché la noce ha dentro il segreto del sapere antico. Or, nella calma dell’ombra, si mormora la parola nascosta, e la voce s’accompagna al respiro dell’aria:

“Chiodo forte, chiodo oscuro,

d’onde il ferro prende il muro,

ferma, lega, tieni stretto,

notte d’ombra, mai diletto.

Acqua chiara, cenere scura,

sigillate la mia cura!”

Allora il chiodo si estrae, e s’asciuga al lume di candela nera. In esso dimora or la virtù dell’incanto: ove sarà infisso, ivi terrà saldo ciò che si vuole legare, ché nessun potere avverso possa scioglierlo. Sia amore, sia vincolo d’amicizia, sia segreto custodito nel silenzio.

Chi compie tal opera, ben sappia: il ferro comanda, ma la volontà governa. Così sia.

Tradotto e riportato da Marius Depréde Pau

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