Delfina Croce

L’incanto delle pratoline

Trovo che questa pagina del diario di Delfina sia deliziosa, semplice ma allo stesso tempo positivamente potente, la semplicità di un tempo era la chiave per rendere il tutto decisamente più solido e le credenze popolari avevano radici profonde.

Vi lascio al diario di Delfina sperando che le emozioni positive che ho provato siano le stesse per voi.

9 Febbrajo 1883

Questa notte, sotto il lume argenteo della luna piena, ho compiuto l’incanto delle pratoline, sì come l’antica saggezza insegna. Con mano lieta e core devoto, ho raccolto le picciole margherite nel giardino, ché esse portano dolcezza e benevolenza a chi le accoglie con pur’animo.

Nel bacile di fin vetro ho versato acqua chiara, specchio della luna, e vi ho posto i fiori, ché l’astro notturno li benedicesse con la sua luce sacra. Indi ho preso un panno bianco, immacolato come neve nova, e v’ho immerso le dita, ché ogni fibra si impregnasse di quell’onda luminosa e beneaugurante.

Con lenta e quieta man, ho strofinato le soglie e gli angoli della casa, mormorando le parole che l’ava mia mi insegnò: “Come la luna rischiara la notte e il fiore apre il cuore, così questa dimora sia colma di pace e d’amore”.

Or sento l’aria più lieve, il tempo più dolce, quasi che invisibili spiriti benigni s’aggirino tra queste mura, portando con essi la gentilezza e la sorte buona. Così sia.

Come molti di voi sanno il diario non è in buone condizioni e ho trovato pagine staccate su cui vi erano due incanti che ripropongo qui di seguito.

Incanto delle Pratoline

Sotto la luna che brilla d’argento,

danza l’acqua col dolce lamento.

Dentro la casa spargo i fiori,

portan bene e scaccian dolori.

Bagna il panno nell’onda chiara,

ogni ombra fugge e il cuor s’impara.

D’amore sia colma ogni stanza e cammino,

ché il fiore è piccolo, ma il cuore è divino.

Luna che vegli dall’alto il tetto,

porta fortuna a chi è qui sotto.

Acqua che scorre, acqua che canta,

fa che la casa sia sempre santa!

Filastrocca dell’Incanto delle Pratoline

Sotto la luna che brilla d’argento,

scorre l’acqua con dolce lamento.

Dentro la casa spargo i fiori,

che portan grazia e caccian dolori.

Bagna il panno nell’onda chiara,

ogni ombra fuge, la pace impara.

D’amor sia colma ciascuna stanza,

ché ’l fiore è umile, ma fa possanza.

Luna che vegli alto nel cielo,

porta ventura a chi t’è zelo.

Acqua che scorre, acqua che canta,

fa che ’sta casa mai non sia spanta!

Note e traduzione

“Spanta” non è una parola comune in italiano antico, ma potrebbe derivare dal verbo “spantare,” che in alcuni dialetti e antiche forme della lingua significava “spaventare” o “disperdere.”

Nel contesto della filastrocca, “fa che ’sta casa mai non sia spanta!” potrebbe essere interpretato come “fa che questa casa mai non sia turbata, dispersa o impaurita.” Se vuoi un termine più chiaro e riconoscibile in italiano antico, potremmo usare “smarrita”, “sconvolta” o “desolata”.

Note e traduzioni

Seconda versione

Filastrocca dell’Incanto delle Pratoline

Sotto la luna che brilla d’argento,

danza l’acqua col dolce lamento.

Dentro la casa spargo i fiori,

portan bene e scaccian dolori.

Bagna il panno nell’onda chiara,

ogni ombra fugge e il cuor s’impara.

D’amore sia colma ogni stanza e cammino,

ché il fiore è piccolo, ma il cuore è divino.

Luna che vegli dall’alto il tetto,

porta fortuna a chi è qui sotto.

Acqua che scorre, acqua che canta,

fa che la casa sia sempre santa!

Dal diario di Delfina Croce 1885

Tradotto e scritto da Marius Depréde Pau

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