Benandanti

Li Benandanti: Guardiani de la Fertilità e Guerrieri de l’Invisibile

Tratto dal manoscritto: “ Stregherie popolane” monaco Romualdo

Fra li campi ch’ondulano sotto lo fiato de li venti e ne le plaghe ove la notte si fa regno de li spiriti, vi sono genti nate con segno particolare, genti ch’a lor destino non possono fuggire: essi son li Benandanti. Né stregoni né santi, ma figli de la terra, chiamati a combatte ne lo mondo invisibile, a difesa de la vita e de la fertilità.

Lo Segno e lo Destino

Li Benandanti non son uomini comuni, ché a lor nascita un segno li distingue: venire al mondo avvolti in lo sacco amniotico, la “camisia”, dono de la sorte e sigillo de lo lor destino. Chi nasce con tal velo è destinato a camminar tra lo visibile e lo occulto, tra la carne e lo spirito, combattendo ne lo sogno battaglie ch’hanno eco ne lo reale.

Non scelgon lor la via, ché è la via che sceglie lor. E come la luna regge li mari, così la lor sorte li trascina ne li misteri de la notte.

Li Viaggi de l’Anima e le Battaglie Notturne

Ne lo tempo che non è tempo, quando la carne giace in riposo ma lo spirito vaga, li Benandanti escon dal corpo et in forma d’ombra cavalcan animali invisibili. Viaggiano ne l’aria, sopra li campi e tra le selve, ove s’adunano eserciti occulti: da un lato li Benandanti, ch’a la fertilità e a la vita guardano; dall’altro le streghe e li Malandanti, ch’a la carestia e a la peste voglion dar forza.

Si battono con rami di finocchio, ché il finocchio è erba di vita, mentre li nemici brandiscon canne di sorgo, che fan venir fame e miseria. E se li Benandanti vincono, l’anno sarà ricco di messi e la terra darà buon frutto; ma se son sconfitti, ecco la siccità, ecco la fame.

Religione e Magia: Tra Chiesa e Stregoneria

Non son malvagi né eretici, ché lor battaglie son per lo bene del popolo e non per dannare anime. Ma la Chiesa, ch’a li segreti teme, osserva con sospetto, ché è dubbio se sian servi di Dio o figli d’inganno.

Furon chiamati a confessar lo lor destino, furon interrogati da li prelati e da li giudici, ché lor viaggi parevan troppo simili a quelli de le streghe. Eppure, lor non invocan Satana, non fan malefici né beveraggi infernali. Solo combattono, come sempre han fatto, ne lo mondo ch’occhio mortale non vede.

Li Benandanti Oggi: Ombre de un Mondo Svanito

Son scomparsi li Benandanti? O forse, come la Mascheria, si celano ne l’ombra, mescolandosi tra la gente, ascoltando li segreti de la terra, osservando lo volo de li uccelli e li sussurri de lo vento?

Forse ancor combattono, ne lo sogno, contro li flagelli che minacciano la terra. Forse, in qualche notte de luna, cavalcan invisibili sopra li campi, vegliando su lo raccolto e su la vita, ché chi nasce con lo segno non può rinnegar lo destino.

Marius Decrespe studiò a fondo questo argomento e trovò similitudini con la Mascheria popolare, ecco le sue considerazioni.

Considerazioni di Marius Decrespe sui Benandanti e la Mascheria

La Mascheria e i Benandanti sono due volti della stessa antica sapienza contadina, due espressioni di un legame profondo con la terra, gli elementi e i cicli naturali. In un tempo in cui la sopravvivenza dipendeva interamente dal raccolto e dalla salute degli animali, il popolo coltivava un sapere che non era solo pratico, ma anche spirituale.

I Benandanti, custodi della fertilità e guerrieri del mondo invisibile, ci ricordano che il confine tra sogno e realtà, tra corpo e spirito, era per gli antichi molto più labile di quanto possiamo concepire oggi. Non erano stregoni né santi, ma figure di mezzo, chiamate dalla nascita a una missione che non potevano rifiutare. La loro lotta, combattuta con rami di finocchio contro le forze della carestia, rappresenta la visione arcaica di un equilibrio tra bene e male, tra abbondanza e distruzione.

Allo stesso modo, la Mascheria è una pratica che non si limita alla creazione di maschere rituali, ma è un’arte magica che collega l’uomo agli elementi naturali. Indossare la maschera non significa solo nascondere il volto, ma trasformarsi, diventare tramite tra il visibile e l’invisibile. La Mascheria è superstizione, rito, teatro sacro, un sapere che sfida il tempo e continua a manifestarsi nelle feste tradizionali, nei riti agricoli e nelle credenze popolari.

Oggi, in un’epoca dominata dalla tecnologia e dalla razionalità, queste figure sembrano appartenere a un passato lontano. Eppure, se ci fermiamo ad ascoltare il vento tra i campi o a osservare i riti che ancora sopravvivono nelle comunità rurali, possiamo sentire l’eco di quei saperi antichi. Forse i Benandanti esistono ancora, forse la Mascheria non è del tutto scomparsa, ma si è solo nascosta, come fa la notte quando arriva il giorno.

Marius Decrespe

Tradotto da Marius Depréde Pau

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