Delfina Croce Incanto della primavera

Delfina con … ne parleremo in seguito.

Come promesso a tutte e tutti gli affezionati alla nostra cara Delfina Croce , ecco un nuovissimo articolo tratto dal suo diario, come al solito la traduzione è il più fedele possibile. Riporterò tutti gli altri articoli che sto rivisitando per renderli più completi.

Buona lettura!

L’Antico Incanto delle Pratoline

Dal diario di Delfina Croce, Anno Domini 1885

Nel tempo in cui la terra si ridesta dal torpore invernale e i primi fiori tremuli fanno capolino tra le zolle umide, v’è un’antica usanza, tramandata dalle donne del contado, per benedire il ritorno della Primavera. Tale incanto, ch’io trascrivo qui per la memoria e per le generazioni venture, si compie con puri doni della natura: pratoline, acqua sorgiva e un vestimento verde, simbolo di rinnovata speranza.

Il Rito della Benedizione

Allorché la luna nuova si posa lieve sopra i colli e la notte è serena, le donne, vestite d’un abito verde come i primi germogli, si raccolgono presso la fonte più pura. Quivi, in silenzio devoto, colgono tredici pratoline, ché tal numero è sacro al risveglio della terra, e le pongono in un bacile colmo d’acqua chiara.

L’acqua, illuminata dal lume della luna, riceve in sé la virtù dei fiori, ché le pratoline sono figlie del sole e dell’erba novella. Con essa, le donne aspergono i campi, le soglie delle dimore e il capo dei fanciulli, pronunziando queste parole di benedizione:

Filastrocca per il Richiamo della Primavera

“Acqua chiara, fior di campo,

porta il sole, scaccia il pianto.

Verde veste, cuore ardente,

primavera soffi nel vento.

Fiore bianco, fiore d’oro,

schiudi il giorno al nuovo alloro.

Madre terra, o dolce Amata,

fa’ che torni la stagion beata.”

Pronunziata la filastrocca, l’acqua restante vien versata ai piedi degli alberi, ché anch’essi udiscano il richiamo e si risveglino alla vita. I fanciulli corrono a spargere le pratoline nei solchi, affinché il seme della speranza sia deposto nel grembo della terra.

E così, tra canti e mormorii soavi, si compie il rito antico, perché la Primavera non dimentichi le sue genti e torni, fedele, a baciare i campi e i cuori col suo tiepido soffio.

Delfina Croce 1885

Tradotto dal testo originale da Marius Depréde Pau.

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