La dama del faggio

Il taglialegna innamorato

La Dama del Faggio sorrise dolcemente al giovane taglialegna, il cui cuore puro e coraggioso aveva saputo conquistare il suo. La radura incantata sembrava risplendere di una luce magica, come se il bosco stesso avesse accolto con gioia il desiderio del ragazzo.

Il dio del bosco, un’entità antica e maestosa che si manifestava attraverso un intreccio di rami dorati e foglie di smeraldo, apparve al centro della radura. La sua voce era profonda, come il mormorio degli alberi durante un temporale.

“Giovane taglialegna,” disse, “il tuo amore per la Dama del Faggio è sincero e il tuo desiderio di proteggere questa radura dimostra il tuo cuore nobile. Ma diventare un custode del bosco è un compito che richiede sacrificio. Una volta che accetterai, non potrai più lasciare questi confini. Diventerai parte della magia che protegge questo luogo. Sei pronto a fare questo passo?”

Il ragazzo guardò la Dama, il cui viso splendeva come la luna in una notte serena. Non aveva dubbi. “Sì, sono pronto. Voglio essere vicino a lei e servire la radura, affinché la sua bellezza e la sua magia vivano per sempre.”

Con un gesto solenne, il dio del bosco posò una mano sulla testa del giovane. Un calore mistico lo avvolse, e lui sentì le sue radici metaforiche intrecciarsi con quelle degli alberi della radura. La sua forza umana venne sostituita da una vitalità soprannaturale, e i suoi occhi divennero dello stesso verde intenso delle foglie primaverili.

Ora il taglialegna era un Custode, una figura immortale legata alla radura e ai suoi segreti. Accanto alla Dama del Faggio, vegliava sui sentieri nascosti, sull’arpa dai fili di ragnatele che lei suonava nelle notti serene, e sulle creature che abitavano quel luogo incantato.

Col tempo, i viandanti che si avventuravano per errore nella radura raccontavano leggende di due figure misteriose: una donna dai capelli d’argento che suonava un’arpa incantata e un uomo dagli occhi verdi che appariva tra gli alberi per proteggere il cuore del bosco.

Ma non tutto era pace e serenità. Una notte, un’ombra oscura si avvicinò alla radura. Era un mago antico e corrotto, attratto dal potere che permeava quel luogo. Voleva impossessarsi dell’arpa della Dama del Faggio, credendo che il suo suono potesse piegare il mondo al suo volere.

La Dama e il Custode sentirono il pericolo avvicinarsi. Lei afferrò la sua arpa e cominciò a suonare una melodia di protezione, mentre lui si preparava a difendere la radura con il potere che il dio del bosco gli aveva donato.

In quell’istante, la magia della radura si risvegliò in tutta la sua forza. Gli alberi si mossero come guerrieri, il vento si alzò in un canto feroce e i fiori sprigionarono una luce accecante. Ma l’ombra del mago era potente, e la battaglia sembrava incerta.

Sarà la forza dell’amore tra la Dama e il Custode a fare la differenza, o il bosco perderà la sua magia?

Altra versione della Dama del Faggio

Il mago oscuro avanzava tra gli alberi, la sua figura avvolta in un mantello che sembrava inghiottire la luce. La radura tremava sotto il peso della sua magia corrotta, mentre le ombre si allungavano come artigli pronti a strappare via la bellezza del luogo.

La Dama del Faggio, con l’arpa stretta tra le mani delicate, cominciò a suonare una melodia che sembrava provenire dal cuore stesso della foresta. Le corde di ragnatela vibravano con un suono puro e antico, evocando immagini di primavere eterne, cieli sereni e la vita che pulsava nelle radici degli alberi. Ogni nota scacciava l’oscurità, facendo risplendere la radura di una luce dorata.

Il Custode, ora fuso con la magia del bosco, si ergeva come un guardiano imponente. I suoi passi facevano germogliare fiori, le sue mani invocavano rami che si intrecciavano per formare scudi e lance viventi. Con un gesto solenne, invocò la forza degli animali della foresta: cervi, lupi e uccelli si unirono alla battaglia, le loro sagome brillanti come spiriti protettori.

Il mago ridacchiò con disprezzo, lanciando un’onda di magia oscura che spezzò i rami più vicini e fece vacillare la melodia dell’arpa. Ma il Custode non cedette. “Non passerai oltre,” dichiarò con voce ferma. Con un movimento delle mani, fece sollevare un muro di alberi viventi, i cui rami si piegavano per fermare l’avanzata dell’ombra.

La Dama, sentendo il cuore del Custode battere all’unisono con il suo, intensificò il suono della sua arpa. Ora non stava più solo proteggendo: stava richiamando il dio del bosco stesso. La radura esplose in una sinfonia di colori e vita, e il dio apparve nella sua forma completa, una figura immensa e luminosa, fatta di legno, foglie e stelle.

“Presuntuoso mortale,” tuonò il dio rivolgendosi al mago, “hai osato contaminare un luogo sacro. Non troverai nulla qui tranne la tua fine.”

Il mago, per quanto potente, non poteva competere con l’unione del dio, della Dama e del Custode. La sua magia fu sopraffatta da un’esplosione di luce che scacciò ogni ombra. La sua figura si dissolse nel nulla, e il silenzio tornò nella radura, ora più splendente che mai.

La Dama del Faggio abbassò lentamente l’arpa, le sue mani tremanti per l’intensità dello scontro. Il Custode le si avvicinò, prendendole le mani tra le sue. “È finita,” le sussurrò, il suo sorriso rassicurante come il sole dopo una tempesta.

Il dio del bosco li guardò entrambi con benevolenza. “Avete dimostrato che l’amore e la dedizione possono proteggere anche i luoghi più fragili. La radura è salva, e il vostro legame l’ha resa più forte di prima.”

Da quel giorno, la radura incantata divenne un luogo ancora più magico. La leggenda del Custode e della Dama del Faggio si diffuse nei villaggi vicini, ma pochi osavano avventurarsi lì, temendo di disturbare la pace sacra.

E così, la Dama continuò a suonare la sua arpa, il Custode vegliava al suo fianco, e insieme proteggevano un angolo di mondo dove il tempo sembrava essersi fermato, in un’eterna primavera di magia e amore.

Marius Depréde Pau

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