Il salice e la dama triste, leggenda di un amore

La Leggenda del Salice e della Dama Triste

Si narra di una dama che amava un cavaliere che mai tornò. Ogni giorno attendeva il suo ritorno sotto un grande salice al margine della foresta, ma il tempo trascorse e le speranze svanirono.

Disperata e incapace di sopportare il dolore, la dama prese il proprio cuore e lo seppellì sotto le radici del salice, confidando in lui come custode. Il salice, commosso dal gesto, allungò i suoi rami per proteggere quel cuore fragile e prezioso. Così la dama, priva del suo cuore, non provò più sofferenza, ma neanche gioia.

Da allora, il salice crebbe maestoso, con lunghi rami che sembravano cullare qualcosa di invisibile. Si dice che quei rami si accorceranno solo quando il suo amore tornerà per ridarle il cuore. Nel frattempo, la dama vaga per le radure e le foreste, cercando cuori da conquistare, nella speranza di ritrovare ciò che ha perso.

Il Canto del Salice

Sussurra lieve il vento tra le fronde,

la dama piange ma il cuore non risponde.

“Salice antico, custode d’amore,

culla il mio cuore, proteggi il dolore.”

Le stelle osservano, il tempo svanisce,

l’anima vaga, il silenzio capisce.

“Ritorna, mio amato, alla radura incantata,

il salice attende, la promessa è narrata.”

Il vento si leva, un sussurro lontano,

tra le fronde un eco, un richiamo umano.

“Salice antico, abbraccia il mio cuore,

finché lui non torni, eterno custode.”

Questa leggenda e il canto evocano immagini malinconiche e misteriose, perfette per essere raccontate davanti a un fuoco o scritte in un libro di antiche storie.

Marius Depréde Pau

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